Le spese corrono più degli stipendi: è colpa (anche) di web e social. Benessere finanziario a rischio, soprattutto per i giovani

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Italia nona in Europa: la classifica dal barometro Intrum. Cresce il ricorso al debito; noi rimaniamo “formichine”, ma insoddisfatte


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Siamo in grado di pagare i nostri debiti e le nostre bollette per tempo, e una volta risolti gli obblighi finanziari ci resta ancora un poco di stipendio? Abbiamo una forte dipendenza dalla necessità di prendere a prestito i soldi per le nostre esigenze? Siamo capaci di metter qualcosa da parte, ogni mese? Siamo sufficientemente istruiti da capire le nozioni basilari della finanza e del risparmio? Più le risposte a questi interrogativi sono positive, maggiore è il nostro benessere finanziario. E noi italiani come ce la caviamo? “Senza infamia e senza lode”, verrebbe da dire scorrendo i dati del barometro Intrum sul benessere finanziario che mette a confronto le risposte di 24mila europei di 24 Paesi, secondo i quattro parametri corrispondenti alle domande di cui sopra.

L’Italia ottiene 6,35 punti in pagella e si piazza nona in una classifica dominata dalla Germania (6,89) e chiusa dalla Grecia (5,3). Il risultato medio è di 6,21 punti per i Paesi europei analizzati. A nostro favore depone il fatto che mercati comparabili come la Francia e la Spagna si trovano alle nostre spalle (14esima e 13esima rispettivamente), mentre il Regno Unito è subito sopra di noi.

Nel complesso gli europei denunciano una crescente pressione del costo della vita, che rischia di mettere a repentaglio i loro standard di vita. Circa la metà (45%) dei rispondenti dice che gli impegni finanziari ricorrenti crescono a un ritmo maggiore di quel che accade per la propria busta paga. E un altrettanto significativo 43% si dice preoccupato del fatto che questi maggiori costi abbiano un effetto negativo sul proprio benessere, percentuale che sale al 48 in presenza di bambini.

La crescita di questo fardello – spiegano gli esperti nel loro report – rende più arduo perseguire l’atteggiamento virtuoso da “formichina”, in vista delle necessità future. Il 75% dei consumatori riesce ancora a metter da parte una frazione del proprio stipendio, ma più della metà (52%) è consapevole del fatto che non sta facendo abbastanza. Se si guarda poi alle motivazioni che guidano il risparmio, si capisce che sono frutto di paura – o di obiettivi di consumo – più che della ricerca di stabilità finanziaria a lungo termine. Chi accumula un gruzzolo lo fa infatti per prima cosa per non farsi trovare impreparato davanti a spese improvvise. Al secondo e al terzo posto dell’agenda del risparmiatore ci sono però motivi più legati al divertissement ossia viaggi e consumi. Solo il 30% risparmia in vista dell’integrazione dela pensione, nonostante un terzo del campione si dica certo che avrà difficoltà una volta uscito dal mondo del lavoro.

Soprattutto tra i giovani, la ricerca rintraccia una crescita della cultura dell’indebitamento per finanziare le proprie spese vive. Il 24% (dal 20% precedente) dei rispondenti dice di aver richiesto prestiti o utilizzato all’ultimo cent i plafond delle carte di credito per far fronte agli impegni mensili; incidenza che sale al 31% tra i ragazzi di 18-21 anni. “Un numero preoccupante – dice il report – dal momento che i consumatori in questo gruppo di età spesso hanno una disponibilità inferiore rispetto alle generazioni precedenti”. Inoltre, alcuni fenomeni come i social network e gli shop online sono elementi che mettono “pressione” sulle spalle dei ragazzi, inducidendoli ad aprire il portafoglio più di quanto sarebbe sano fare. La tecnologia sta infine facilitando l’accesso a forme smart di finanziamento, ma per molti è un’arma a doppio taglio che rischia di fare perdere di vista i propri limiti.

In questo panorama, gli italiani emergono come un popolo di formichine un poco insoddisfatte. L’84% dei connazionali si dice in grado di risparmiare ogni mese, contro una media europea del 75%. Ma la maggior parte dei risparmiatori (53%) ammette che la cifra messa da parte per il futuro è inferiore ai desiderata e il 40% non è certo che il gruzzolo sia in grado di garantire un tenore di vita confortevole, una volta arrivati alla pensione. Non stupisce trovare che la pagella peggiore per il nostro Paese è quella dell’educazione finanziaria, dove ci collochiamo addirittura al 16esimo posto su 24. Solo il 58% degli italiani è in grado di far combaciare le definizioni basilari della finanza con i termini corrispondenti (parliamo di concetti quali inflazione, tasso d’interesse variabile o simili). Restiamo un popolo che fa meno affidamento degli altri al prestito (il 22% ha chiesto denaro – mutui a parte – per far fronte alle spese comuni negli ultimi 6 mesi contro il 24% europeo).

Repubblica.it

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