Terroni caput mundi / Francesca, la vedova Falcone raccontata a teatro

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La Morvillo, poche parole molta sostanza. In scena si rivive anche la Strage di Capaci

FRANCESCA, VEDOVA DI FALCONE IN UN BEL RACCONTO A TEATRO

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Al Teatro Ciak di Roma prima nazionale di “Un attimo prima. Francesca Morvillo” di Maria Inversi. Francesca Morvillo (Palermo, 14 dicembre 1945 – Palermo, 23 maggio 1992) è la vedova del giudice Falcone, Valentina Venturi ha intervistato Maria Inversi e ha scritto su ‘Il Messaggero’: Perché un testo sul magistrato Morvillo, la moglie del giudice Falcone? «Mi sono resa conto che nelle ricorrenze della scomparsa di Falcone e Borsellino di lei non si parlava mai». Chi ha intervistato? «Luigi Ciampoli, già procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Roma, il magistrato Bianca Maria Ferramosca e il procuratore di Trapani Alfredo Morvillo». Il fratello cosa ha sottolineato? «Ha mostrato emozioni che non hanno parole, la qualità morale della famiglia Morvillo». Sul palcoscenico come renderla? «Partendo da un’intervista immaginaria, si scava nel cuore di Francesca». C’è anche la parte privata? «Evidenziata dai monologhi, in cui racconto la sua anima». Il titolo a cosa si riferisce? «Alla parte di vita, inventata da me, che Francesca potrebbe aver vissuto prima del botto». In scena si rivive anche la strage di Capaci del 1992? «Sì, come potrebbe raccontarla una persona passionale, quale ho capito Francesca fosse». Cos’è per lei il teatro? «Il luogo che racconta l’anima del mondo». Giovanni Falcone era nato a Palermo il 18 maggio 1939, fu assassinato dalla mafia, a Palermo, il 23 maggio 1992. Una sua memorabile frase fu questa: «Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare».

IN ARTE È PEPSI ROMANOFF E RACCONTA VASCO ROSSI

Giuseppe Domingo Romano, regista (Torre Annunziata, 14 novembre 1977) ha girato un documentario sulle tournée estive di Vasco Rossi del 2018 e del 2019, ricco di retroscena sull’organizzazione dei concerti. Giuseppe Romano, in arte Pepsy Romanoff, è un artista eclettico e poliedrico, alla ricerca di nuovi linguaggi espressivie votatoa fare della creatività un must, non solo per il suopercorso di vita, ma anche al servizio dei giovani talenti. «Odiavo Vasco prima di conoscerlo. Colpa d’Alfredo, Liberi liberi, Fegato spappolato… era musica che non capivo. Ci siamo incontrati grazie a Sky Arte per una serie, Ogni volta Vasco: siamo solo noi. Mi ero do
cumentato su di lui, ma non sapevo tutto eforse anche grazie a questo è nata un’alchimia speciale tra di noi e ho capito perchéle personenonpossono fare a meno di seguirlo: ha un’aura particolare, un carisma dal quale non puoi scappare, oltre a essere un grande professionista». Un incontro che ha favorito la crescita della sua carriera.

NELLE TOURNÉE PER DUE ESTATI IN TOTALE 900MILA SPETTATORI

“Vasco NonStop Live 018+019”, diretto da Pepsy Romanoff, è un film evento sulla tournée che il cantante ha tenuto tra i mesi di maggio e giugno del 2018 e 2019 in Italia. Un racconto lungo 2 anni che tocca Lignano, Torino, Padova, Roma, Bari, Messina, Milano e Cagliari e che ha coinvolto 900 mila spettatori. Un’immersione graduale nella musica del Komandante, da come nasce una scaletta per un tour di una simile portata fino all’esibizione sul palco di fronte agente che urla, canta e si emoziona. È proprio Vasco a raccontare come e perché ha compiuto determinate scelte per NonStop Live,a partire dalla sala d’incisione, alle prove fino a quando lo show non prende forma, esplodendo in tutto il suo rock in ogni stadio di Italia. Ma ci sono anche le emozioni che una tournée così grande si porta dietro, soprattutto perché, come ha detto Vasco, la musica consola e conforta, ma soprattutto può cambiare l’umore.

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