Terroni caput mundi / L’ultimo Camilleri difende Caino a spada tratta

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E un Cetto La Qualunque da Lecco diventa Re delle Due Calabrie

L’ULTIMO LIBRO DI CAMILLERI CAINO SI DIFENDE (SELLERIO)

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Da ieri in libreria l’ultimo testo, pubblicato da Sellerio, di Andrea Camilleri. L’inedito ‘Autodifesa di Caino’, il monologo che Andrea Camilleri (riferisce l’Ansa) avrebbe dovuto interpretare lo scorso 15 luglio alle Terme di Caracalla, attesissimo dal pubblico e fortemente voluto dallo scrittore, è diventato un libro… È il primo volume postumo dello scrittore, morto il 17 luglio 2019, che la casa editrice pubblica “con grande commozione e rimpianto”. ‘Autodifesa di Caino’, che Camilleri aveva completato e per il quale aveva immaginato tutto – la scena e gli intermezzi musicali, i filmati da proiettare sullo schermo, i testi da interpretare di persona e quelli da far recitare –, avrebbe segnato il ritorno di Camilleri sul palcoscenico dopo ‘Tiresia’.

IL PROGETTO ERA PER IL TEATRO “SONO SOLO UN CANTASTORIE”

“Torno a teatro perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro”, aveva spiegato il creatore del commissario Montalbano in un’intervista pubblicata nel giugno 2019… Testo potente, profondo, lo
scritto su Caino risponde alle incessanti domande sul bene e il male. “Sapete qual è stato il mio vero errore? Quello di non essermi mai difeso, di non avere mai esposto le mie ragioni. Ma ora basta! Questa sera ho deciso di pronunciare la mia autodifesa, immaginando che davanti a me ci sia un’aula di tribunale e che voi, se vorrete ascoltarmi, siate i giurati”, dice il primo assassino della storia. Caino, l’emblema stesso del Male, è chiamato a giudizio,ma Camilleri vuole che siano i lettori a emettere il verdetto: i testimoni a carico sono tanti, ma non mancano quelli che Caino può convocare a suo sostegno. “Ho finito. Non voglio che pronunciate il vostro verdetto ora. Riflettete su quanto vi ho raccontato questa sera e poi decidete da voi. Secondo coscienza”.

CETTO LA QUALUNQUE DI LECCO DIVENTA RE DELLE DUE CALABRIE

“Cetto c’è, senzadubbiamente” di Giulio Manfredonia, con Antonio Albanese (nato a Olginate in provincia di Lecco, ma famoso al cinema nel ruolo del velleitario politico calabrese), Nicola Rignanese, Caterina Shulha, Gianfelice Imparato e Davide Giordano. Di Chiara Ugolini la recensione su la Repubblica: “Lo abbiamo immaginato presidente della Repubblica, cardinale, guru… poi un giorno in strada, accanto a un’edicola, un’illuminazione: Cetto La Qualunque doveva diventare Re delle due Calabrie, l’Italia doveva tornare a essere una monarchia”.Antonio Albanese riprende i panni del qualunquista, sessista, ignorante e corrotto politico calabrese, creato in tv e traghettato al cinema già due volte… Per il lancio è stata creata davvero la piattaforma Pileau citata nel film: fa il verso alla pentastellata Rousseau, e già in 50.000 hanno effettuato l’accesso per votare tra repubblica e monarchia: il responso si saprà la prossima settimana. Dieci anni dopo essere diventato sindaco di Marina di Sopra, Cetto è emigrato in Germania, ha una nuova compagna, suoceri con simpatie naziste, un fiorente commercio di locali e pizzerie che riciclano denaro, ma sul letto di morte la zia gli confessa che lui è il figlio illegittimo di un principe. Con lo slogan “chi vuole il sovranismo si prende anche il sovrano” il film racconta la corsa al trono di Cetto, tra gaffe infinite, provini per aspiranti concubine e promesse alla Chiesa e ai nobili.


“GLI ITALIANI SI BEVONO TUTTO E I POLITICI SONO COME CETTO”

Col linguaggio volgare che lo contraddistingue, Cetto dice “gli italiani si bevono qualsiasi cazzata”, battuta che Albanese commenta così: “C’è del vero. Alcune promesse dei politici hanno superato quelle di Cetto: cchiù pilu per tutti, il ritorno del pesce spada, imbiancheremo i vostri appartamenti… Questa volta siamo andati sopra le righe perché non vogliamo essere superati. Se veramente l’Italia andasse verso la monarchia, stavolta mi ritiro su un’isola a pescare”

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