Ultime sul clima. Rapporto su climate change, -8,5% Pil nel 2080 in Italia

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 Milioni di ore di lavoro perse, diffusione di malattie, calo nella resa dei raccolti, perdita di vite umane: le cifre dei costi dei cambiamenti climatici sulla salute in Italia sono state illustrate oggi a Venezia in un evento organizzato dalla Fondazione Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici) e dall’Università Ca’ Foscari Venezia. “La produttività del lavoro in Europa risentirà dei cambiamenti climatici, con un calo nell’ordine dell’11,2% nel settore agricolo e dell’8,3% in quello industriale entro il 2080″, ha spiegato Shouro Dasgupta, ricercatore al CMCC@Ca’Foscari, in occasione della presentazione del rapporto ‘The Lancet Countdown 2019: Tracking Progress on Health and Climate Change’. “Gli impatti sull’Italia sono anche maggiori, con una riduzione rispettivamente del 13,3% e dell’11,5%. È importante sottolineare che i cambiamenti climatici, oltre a danneggiare l’economia italiana con un calo del Pil dell’8,5% al 2080, aumenteranno anche le disparità di reddito interne al Paese, aggravando il divario Nord-Sud: tutto ciò avrà implicazioni significative per la salute”. Il rapporto riunisce 120 esperti di 35 istituzioni accademiche di rilievo internazionale e agenzie delle Nazioni Unite di tutti i continenti e presenta, attraverso 41 indicatori su cambiamenti climatici e salute, un aggiornamento annuale destinato ai decisori politici, per accelerarne le risposte strategiche. “Utilizzare le fonti fossili per la produzione di energia significa non solo aggravare il problema del riscaldamento globale, ma anche peggiorare la qualità dell’aria”, ha affermato Marina Romanello, dell’University College di Londra (UCL) – E su questo l’Italia detiene un triste primato, con 45.600 decessi prematuri a seguito dell’esposizione a PM2.5 solo nel 2016. Si tratta del valore più alto in Europa e dell’undicesimo più alto nel mondo, che si traduce in una perdita economica di 20,2 miliardi di euro”. Preoccupante, rileva lo studio, è anche l’idoneità del nuovo clima alla diffusione di malattie infettive. A livello globale, 9 dei 10 anni più favorevoli per la trasmissione della febbre Dengue si sono registrati a partire dal 2000. E in Italia la capacità delle zanzare di farsi vettori di questo virus è raddoppiata dal 1980.
    La sicurezza alimentare è compromessa dai cambiamenti climatici e dai loro effetti sui prezzi degli alimenti dovuti al calo della resa dei raccolti, e sono ancora i bambini ad essere tra i più esposti – a livello globale – agli effetti sulla salute della malnutrizione.
     “Guardando alla produzione agricola italiana – spiega Romanello – il potenziale di resa di tutte le colture alimentari di base che stiamo monitorando si è ridotto dagli anni ’60: per il mais la riduzione è stata del 10,2%, per il grano invernale e primaverile rispettivamente del 5 e del 6%, per la soia del 7% e per il riso del 5%”. Eventi estremi più frequenti ed intensi, come ad esempio ondate di calore, periodi di siccità prolungata e inondazioni, minacciano inoltre soprattutto le fasce della popolazione più vulnerabili2.
    Nel 2017 il numero di eventi di esposizione di over 65enni alle ondate di calore è cresciuto di 9,3 milioni rispetto al 2000. Nello stesso anno, l’esposizione alle alte temperature ha comportato anche più di 1,7 milioni di ore di lavoro perse in Italia, il 67% delle quali hanno riguardato il settore agricolo.

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