Terroni caput mundi / «Moro, il caso non è chiuso. La verità non detta»

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Perfino Jovanotti entra nella storia raccontata nel libro di Maria Antonietta Calabrò

MARIA ANTONIETTA CALABRÒ, ECCO L’ULTIMO LIBRO SUL DELITTO MORO

(di Cesare Lanza per il Quotidiano del Sud) Presso Palazzo Theodoli Bianchelli a Roma presentazione ieri del libro “Moro. Il caso non è chiuso. La verità non detta” di Maria Antonietta Calabrò e Giuseppe Fioroni (Lindau), con la partecipazione del presidente della Camera Roberto Fico, del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini e del presidente della Società Dante Alighieri, fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi. Maurizio Stefanini ha scritto su ‘Il Foglio’: «Fidel Castro e il capo della Stasi Markus Wolf, Arafat e il maresciallo Tito, Francesco Pannofino e il miliardario israeliano Shmuel Flatto-Sharon, il Kgb e lo Ior. Perfino il figlio del capitano Corelli e Jovanotti entrano in questa nuova storia del delitto Moro. Fantapolitica? Il fatto è che con Maria Antonietta Calabrò, giornalista per trent’anni al Corriere della Sera, l’altro firmatario di questo libro è Giuseppe Fioroni. Non solo già sindaco di Viterbo e ministro della Pubblica istruzione del secondo governo Prodi, ma dall’ottobre del 2014 al marzo del 2018 presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.

LE BRIGATE ROSSE FIANCHEGGIATE DA TERRORISTI TEDESCHI DELLA RAF

Con il suo imprimatur questo libro parla dunque delle sconcertanti verità emerse dalla nuova commissione, la “Moro 2”. Quattro anni di lavoro – che attraverso migliaia di documenti desecretati degli archivi dei servizi segreti italiani, centinaia di nuove testimonianze, nuove prove della polizia scientifica e del Ris dei carabinieri – permettono ormai di liquidare la versione finora nota del caso Moro come una semplice “verità accettabile”. «Un compromesso volto a formulare una “verità” sia per gli apparati dello stato italiano sia per gli stessi brigatisti. In realtà, poi, dalla massa di nuovi dati Calabrò e Fioroni non traggono una nuova verità da formulare esplicitamente. La fanno però intravedere implicitamente, in particolare col far emergere uno scenario internazionale del delitto che i brigatisti finora avevano sempre negato. In particolare, la presumibile presenza in Via Fani di due terroristi tedeschi della Raf, e anche la fornitura di materiale militare alle Br da parte di fazioni palestinesi. Solo questi due particolari spiegherebbero la micidiale efficacia di fuoco dell’agguato, vista da una parte la scarsa efficienza del vetusto arsenale che le Br avevano ereditato da depositi partigiani, dall’altra la scarsa preparazione militare degli stessi brigatisti. Il libro sostiene anche che le fazioni palestinesi giocarono un pesante ruolo nella trattativa, arrivando a passare alle Br durante il sequestro documenti top secret della Nato».

GIANCARLO DE CATALDO RACCONTA UNA STORIA ALL’EPOCA DI MAZZINI

Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore (7 febbraio 1956, Taranto) ha appena pubblicato “Quasi per caso” (Mondadori). Ecco come la casa editrice lo ha presentato; «1849. Reduce dalla disfatta di Novara, dove gli austriaci di Radetzky hanno stroncato il sogno di Carlo Alberto, il maggiore Emiliano Mercalli di Saint-Just torna a Torino per sposare la fidanzata Naide, una delle prime donne-medico d’Italia. Naide, però, è una patriota convinta, e mentre lui era sul campo di battaglia è corsa a Roma, dove Mazzini sta cambiando la Storia con il miracolo progressista della Repubblica Romana. Emiliano vorrebbe raggiungerla, e l’occasione gliela offre nientemeno che Cavour: bisogna trovare il giovane Aymone, compagno di bagordi di Vittorio Emanuele II, e riportarlo a Torino, dove lo aspetta un matrimonio di facciata voluto proprio dal neo-re. Purtroppo, Emiliano non fa in tempo ad arrivare che la situazione precipita. E, mentre i francesi si preparano ad assaltare Roma, i reazionari pretendono a gran voce una condanna esemplare per il giovane venuto dal Piemonte a spargere sangue».

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