Decreto Fiscale, parte la scrematura degli emendamenti. Le proposte simbolo dei partiti

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Oggi cominceranno a cadere, uscendo di scena, alcuni dei 900 emendamenti che i partiti (di maggioranza come di opposizione) presentano al Decreto Fiscale. Carla Ruocco (M5s), presidente della Commissione Finanze della Camera e relatrice sul provvedimento, farà un prima scrematura delle proposte di modifica.

Gli emendamenti accantonati oggi rientreranno in gioco solo a patto che i deputati della Commissione Finanze, all’unanimità, ne chiedano il ripescaggio. Ecco i principali emendamenti, con le battaglie simbolo che i singoli partiti vogliono portare avanti.

Il Pd e le sanzioni lotteria. La legge di Bilancio vuole incoraggiare i pagamenti elettronici sconfiggendo il “nero”. Per questo, viene istituita la “lotteria degli scontrini” che distribuirà agli italiani fino a 45 milioni nel 2020. Paghi, prendi lo scontrino e partecipi automaticamente all’estrazione dei premi. Perché il meccanismo funzioni, il commerciante deve accettare il “codice lotteria” di ogni singolo compratore (è il codice che lo identifica) e trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati della singola vendita. Ora, l’articolo 20 della legge di Bilancio prevede una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro per il negoziante che non collabora. Su questo punto, il Pd chiede che le sanzioni partano solo dal primo luglio del 2020.

I Cinquestelle e i seggiolini. Anche i grillini premono per lo slittamento di una sanzione. E’ quella da 81 fino a 326 euro che colpirà gli automobilisti se privi del seggiolino anti-abbandono a bordo. Dopo il caos di questo inizio novembre, i Cinquestelle chiedono che le sanzioni partano soltanto da giugno del 2020. Sempre i grillini vogliono semplificare le auto-dichiarazioni che puntano ad accertare l’affidabilità fiscale dei contribuenti (gli Isa), dove verrebbero aumentate le parti precompilate.

Italia Viva e i tributi locali. Il partito di Matteo Renzi prova ad accreditarsi come forza anti-tasse. Per questo propone il blocco delle aliquote fiscali degli anti locali. Tra gli emendamenti dei renziani, anche quello che reclama un aumento – da 670 a 800 milioni – del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese. E’ il Fondo che permette ai piccoli e mesi imprenditori di accedere al credito, forti di una garanzia pubblica al prestito che si affianca a quella dell’imprenditore stesso, e a volte la sostituisce.

Leu e Alitalia. Di fronte alla difficoltà di salvare la nostra ex compagnia di bandiera, Liberi e Uguali ne propone la gestione pubblica (sia pure in via temporanea). Leu vuole anche che i professionisti siano svincolati dalle nuove e più stringenti norme in materia di appalti e di compensazioni fiscali.

La Lega cancella la Tasi. Tutta fiscale è anche la battaglia parlamentare di Salvini. I suoi leghisti chiedono la cancellazione della Tasi, il tributo che grava sui fabbricati (diversi dalla prima casa) e sulle aree edificabili. Un pacchetto di emendamenti leghisti amplierebbe, se approvati, i percorsi per la “pace fiscale” tra Stato e contribuenti. Il Carroccio vuole anche congelare i processi penali tributari per chi non può pagare imposte dichiarate e la cedolare secca sui negozi estesa al 2020.

Fratelli d’Italia e la Flat Tax. Il partito della Meloni rilancia la flat tax incrementale. Il meccanismo prevede che un’aliquota percentuale fissa vada a colpire solo il reddito maggiore che la persona realizza in un anno rispetto all’anno precedente. Proposti anche nuovi e maggiori bonus per le pensioni complementari.

I forzisti spingono i Pir. Forza Italia lavora al rilancio dei Pir. Sono i Piani individuali di risparmio introdotti nel 2017. Prevedono che una persona, se si decide a investire in una azienda italiana, possa ricevere aiuti fiscali che andrebbero molto rafforzati. Il partito di Berlusconi preme anche per l’abolizione di ogni limite all’uso del contante; in seconda battuta sul mantenimento della soglia attuale a 3000 euro. Un emendamento, se approvato, chiamerebbe fuori le piccole e medie imprese dalla stretta sugli appalti.

Repubblica.it

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