Terroni caput mundi / Maria De Filippi, una cavalla di razza

Share

La femmina a quattro zampe fa la felicità dei turisti a Palermo. «Vive e trotta assieme a noi»

PALERMO, Il FAN DI MARIA DE FILIPPI E LA FAVOLA DELLA SUA CAVALLA

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Ha scritto Totò Rizzo: «Maria De Filippi è viva e trotta insieme a noi .Si tratta di un bell’esemplare di femmina a quattro zampe, genealogia italiana, 18 anni d’età, manto nero lucidissimo, targhetta in metallo sulla fronte con sopra inciso il nome: tira una vecchia carrozza che tra le quasi 50 ancora in servizio nel centro storico di Palermo fa la felicità dei turisti». A guidarle, sia la cavalla Maria che la carrozza, è Giuseppe Federico, 48 anni, vetturino (o gnùri alla palermitana) da generazioni (almeno dal bisnonno, cocchieri da un secolo). Superfluo sottolineare che Federico, più che un amico di Maria, ne è un fan talmente sfegatato da aver chiamato il quadrupede suo compagno di lavoro con nome e cognome della regina dei palinsesti Mediaset. Cavalla docile, Maria (De Filippi) accorre sempre al richiamo ed esegue gli ordini delle briglie senza schiocchi di frusta. L’altra De Filippi, quella vera e televisiva, «la ammiro da sempre confessa, lei è straordinaria. Mi piace il modo in cui incoraggia i ragazzi di Amici, dolce e severa, quello con cui fa riabbracciare a ‘C’è posta per te’ chi ha litigato da anni, lo stupore da bambina per le esibizioni di “Tu sì que vales”». Infine ammette: «A volte la sogno, niente di piccante, perché per me è come una dea, anche se è una gran bella donna». Talmente forte, questa passione di Federico, che la moglie – gelosa – per i suoi 40 anni gli ha fatto preparare una grande torta con l’immagine della De Filippi al centro: «Volevo vedere – dice Rita, bella, bionda, 43 anni – se avesse avuto il coraggio di affondare il coltello sul viso della sua beniamina». E infatti non lo ha trovato, il coraggio, il buon Giuseppe: ha tagliato solo i contorni del dolce, porzione dopo porzione, salvando così, al centro, l’immagine della sua dea incorniciata da panna e crema pasticcera. Vorrebbe incontrarla, certo, almeno quello. Perfino Rita direbbe: «Apri la busta, Maria». Solo cinque minuti, però.

ORISTANO, QUEL CANE INFELICE RACCONTATO DA MONICA PAIS

Alla Feltrinelli di Genova presentazione, ieri pomeriggio, di ‘Storia del cane che non voleva più amare’ di Monica Pais (Longanesi). Laura Zangarini ha scritto: «Era stato ripescato da un canale della bonifica nella campagna intorno a Oristano, in Sardegna. Tutte e quattro le zampe legate insieme, incaprettato e con la museruola. L’autore di quel gesto feroce intendeva non dargli scampo, ma un pescatore di carpe aveva visto quello stremato sacco di peli dibattersi in acqua e aveva chiamato i soccorsi. Mano, o meglio quello che rimaneva di lui, maremmano adulto di soli dodici chili al momento del recupero, arriva così alla “Duemari”, la clinica veterinaria che la dottoressa Monica Pais e il dottor Paolo Briguglio, suo marito, gestiscono a Oristano. Una struttura di eccellenza conosciuta anche all’estero grazie a Palla, pitbull salvata tre anni fa da morte certa e diventata in seguito ambasciatrice degli “animali di nessuno”, i “rottami”, come li conosce la grande famiglia virtuale che intorno alla clinica si è creata.Della sorte di Mano, talmente stremato da non avere nemmeno la forza di tenere sollevata la testa, ma che tenta di mordere chiunque gli si avvicini nel tentativo disperato di difendersi, racconta Monica… Il libro, corredato dalle splendide illustrazioni di Paolo d’Altan (già il più venduto su Amazon), è la storia di una rinascita, di una resurrezione, ma anche di una vittoria insperata e disperata, conclusa “dal lieto fine più bello del mondo, arrivato in una notte di tempesta scossa da un vento indomito e impetuoso” come il cuore di chi davanti a Mano non si è arreso».

Share
Share