Cina, cresce l’idea della criptovaluta di Stato (e gli Usa tremano)

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La Cina verso la prima criptovaluta di Stato? Sembra proprio di sì, a giudicare da quanto ha affermato il presidente Xi Jinping, parlando a fine ottobre a una sessione di studio del Politburo. Nell’occasione, Xi ha detto che la Cina dovrebbe «cogliere l’opportunità» dell’adozione della blockchain, la tecnologia che è alla base delle criptovalute. Gli ha fatto eco la Banca centrale cinese: Li Wei, a capo del dipartimento tecnologico, ha invitato le banche commerciali a rafforzare l’uso della blockchain per «abbracciare» la finanza digitale.
La mossa del Dragone matura proprio nelle settimane in cui Libra, la criptovaluta di Facebook, sta incontrando una strenua opposizione del Congresso Usa.

Duello digitale

Una sfida, questa della criptovaluta made in Pechino, che allargherebbe il fronte dello scontro hi-tech e non solo con gli Stati Uniti. Il progetto della criptovaluta «rossa» non sarebbe del tutto nuovo: la banca centrale cinese, secondo indiscrezioni, ci starebbe lavorando già dal 2014. Intanto il Global Times, il tabloid del Quotidiano del Popolo, voce del Partito comunista cinese, ha senza mezzi termini bocciato Libra descrivendola una «minaccia potenziale» per la sovranità finanziaria della Cina. Mentre, dal canto suo, Zuckerberg spinge sul governo proprio per arrivare prima, difendendo così la sua creatura, da cui si sono sfilati i via via partner come Mastercard, Visa e eBay. In audizione dinanzi al Congresso, il fondatore di Facebook ha usato argomenti semplici: «Se gli Usa non guideranno le nuove tecnologie, come la possibilità di inviare i soldi con i sistemi di messaggistica, qualcuno lo farà al posto nostro e perderemo la leadership del settore».

Francesca Giambarini, Corriere.it

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