Terroni caput mundi / I paradossi di Ainis, pura “Demofollia”

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L’ultima fatica letteraria dell’intellettuale messinese che scomoda Shakespeare

MICHELE AINIS CITA SHAKESPEARE L’ITALIA? ‘TUTTA COLPA DELLA LUNA

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Da ieri in libreria ‘Demofollia. La Repubblica dei paradossi’ di Michele Ainis (La nave di Teseo). Ainis , intellettuale di lusso e terrone “caput mundi” eccellente,è nato a Messina il 6 gennaio 1955, giorno della Befana. Ecco un estratto dell’introduzione dell’autore: «È tutta colpa della Luna», scriveva nell’Otello William Shakespeare. «Quando s’avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti». Dev’essere successo questo alle nostre istituzioni, dev’essere l’effetto d’un vento astrale, che spinge in giù la Luna. Giacché la democrazia italiana è lunatica come un adolescente implume,come una ballerina di flamenco. Da qui la sua cifra distintiva: gli sbalzi d’umore, l’incoerenza, le scelte capricciose. E un’onda emotiva perennemente inquieta, che sommerge la ragione. […] La crisi di razionalità della politica italiana è una crisi morale, e quest’ultima determina una crisi costituzionale. Ne è vittima lo Stato, o ciò che in Italia ne rimane. «La ragione di Stato non può opporsi allo stato della ragione», diceva Carlo V. L’invenzione dello Stato di diritto ebbe difatti questo scopo, coincise con l’idea d’assoggetta re la convivenza umana a un progetto razionale, liberamente sottoscritto dagli stessi consociati, attraverso il contratto sociale di cui parlò Rousseau.

“OGNI STATO IMBRIGLIA LE PASSIONI” E IL SEME DELLA FOLLIA CI INSIDIA

Ogni Stato è un’impalcatura che serve a imbrigliare le passioni. Se l’impalcatura crolla, le decisioni collettive diventano perlopiù emotive,effimere come la fiamma d’un cerino,contraddittorie, irragionevoli nel loro bilancio complessivo. E il seme della follia s’impadronisce della cittadella pubblica, della stessa vita democratica. Forgiando una nuova forma di governo,o meglio di non governo: demofollia, chiamiamola così. C’è modo d’invertire questa rotta? Forse soltanto opponendo all’impazzimento delle istituzioni italiane una cura di fantasia costituzionale, folle a sua volta, quantomeno stando alle categorie tradizionali. Per esempio attraverso l’uso del sorteggio per formare una quota delle assemblee parlamentari. Con i referendum a risposta multipla, per restituire potere agli elettori. Mediante la revoca anticipata degli eletti immeritevoli (recall). Facendo pesare il non voto nella determinazione dei seggi da assegnare, dal momento che l’astensionista – ormai l’altra metà del corpo elettorale – resta invisibile nello specchio infranto delle nostre istituzioni. Ricette di buon senso, benché lontane dal senso comune.

‘L’ERETICO SCIASCIA’ DI CAVALLARO

Segnalo l’ultimo, ottimo libro, su un personaggio di eccelsa indipendenza, che sarebbe un fondamentale riferimento nella sconnessa, caotica realtà italiana di oggi: ‘Sciascia l’eretico. Storia e profezie di un siciliano scomodo’ di Felice Cavallaro (Solferino). Lascio la valutazione a Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera: «Un ritratto appassionato e ricco di una vasta e sorprendente aneddotica… Una girandola di incontri, libri, articoli, amicizie, controversie che Cavallaro ricostruisce con puntigliosa precisione e che dimostra quanto l’intera attività letteraria, politica,pubblicistica, editoriale di Sciascia sia stata contrassegnata e scandita da un costante tiro al bersaglio per colpire un intellettuale che ha fatto dell’irregolarità controcorrente, dell’originalità di approccio alle cose e alle idee, del coraggio nel sostenere posizioni anche minoritarie la sua cifra più
compiuta.

BATTISTA: “ERA ANTICONFORMISTA” TAGLIENTE, ICASTICO, VOLTERRIANO

Lo Sciascia rievocato da Cavallaro era un anticonformista, sì, ma senza le pose, la magniloquenza, l’esibizionismo vittimista dell’anticonformista di professione. Esercitava la sua autonomia di giudizio con la pazienza tagliente e icastica dell’illuminista volterriano che argomentava con una scrittura affilata come un bisturi, voleva sottoporre a rigoroso scrutinio ogni idea, ogni iniziativa politica, ogni dettaglio delle opere che leggeva e commentava. L’aspetto straordinario che ha reso Sciascia una figura unica nel panorama culturale italiano, più ancora di Pier Paolo Pasolini ammesso che abbiano un senso certe classifiche, era il suo indomito coraggio nel respingere ogni spirito di tribù, il conforto protettivo della maggioranza che segue la corrente, delle parrocchie chiuse e intolleranti… Lo attaccavano tutti, da destra e da sinistra, perché tra la verità e la convenienza politica, o la faziosità manipolatrice, lui sceglieva sempre e implacabilmente la verità. Oppure, se “verità”è nozione troppo impegnativa, Sciascia sceglieva il ripudio della menzogna, dei pregiudizi, delle piccole e grandi alterazioni dei fatti che spesso ammorbano la militanza politica e l’ansia di schierarsi degli intellettuali. E per questo riceveva attacchi biliosi, smoderati, violenti.

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