Virgo, la carta di identità dei prodotti (nuovi o vintage) si legge via app

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Quattro soci (Temera, PricewaterhouseCoopers, Var Group e Luxochain), anni di lavoro, una tecnologia che permette di tracciare i brand anche del settore vintage. Arcangelo D’Onofrio, ceo & founder di Temera, Davide Baldi, ceo & founder di Luxochain, Francesca Moriani, ceo di Var Group e Stefano Spiniello, senior partner di PwC, hanno presentato ieri al Milano Fashion Global Summit, Virgo, una soluzione open nata per supportare e fornire servizi alle aziende del fashion e del lusso, nella lotta alla contraffazione dei prodotti e nella comunicazione di trasparenza e dei valori etici di un marchio.

«La tracciabilità? Se fino a due o tre anni fa il driver della tecnologia rfid era la logistica nell’ultimo periodo interessa più il consumatore perché funzionale alla sostenibilità», ha spiegato D’Onofrio, alla platea della 18a edizione del MFGS.

In pratica Virgo sarò funzionale a connettere marchi e rivenditori che normalmente non condividono le informazioni ottenendo un risultato che è accettato da tutti gli attori della catena in ottica di trasparenza e reputazione. Dal punto di vista dei brand la piattaforma consentirà di autocertificare ogni singolo lotto da parte dei produttori, utilizzando diverse tecnologie, dagli rfid uhf e nfc fino alla certificazione in blockchain. Sul fronte consumer, il cliente finale potrà accedere a tutte le informazioni sui prodotti acquistati, attraverso un’app sullo smartphone.

«Abbiamo lavorato per rendere accessibile la tracciabilità a quelle aziende già oberate di adempimenti con una tecnologia di facile accesso», ha sottolineato Baldi, «ci sono le informazioni di base e quelle del prodotto finito, si tratti anche di second hand. Virgo, serve per guadagnare un vantaggio competitivo in un mercato, quello del lusso, che vuole trasparenza».


«È come portare in vetrina la supply chain», ha aggiunto Spiniello, senior partner di PwC, «siamo all’inizio di un percorso di trasformazione in cui la brand reputation è fondamentale».

Per costruire Virgo «sono state ribaltati i modelli di certificazione, da una patente generale a una carta di identità di ogni singolo prodotto, dall’allevamento del bestiame (ad esempio se si tratta di accessori in pelle) alla boutique. E, in futuro, le informazioni potrebbero estendersi al proprietario del capo di abbigliamento o della borsa di lusso, in modo da risalire alla storia dell’oggetto ad esempio nel caso del second hand di lusso.

Un tema fortemente sentito da Francesca Moriani, ceo di Var Group: «La sostenibilità e il seconda mano vanno a braccetto e Virgo ci permette di passare dallo storytelling allo storydoing», ha concluso.

Francesca Sottilaro, ItaliaOggi

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