Terroni caput mundi / Il filosofo Maffettone sculaccia Salvini e Di Maio

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«I Cinque Stelle a furia di governare non si muovono senza auto blu o scorte»

MAFFETTONE, GRANDE FILOSOFO STRIGLIA I CINQUE STELLE E SALVINI

(di Cesare Lanza per il Quotidiano del Sud) Sebastiano Maffettone è un apprezzatissimo filosofo (Napoli, 14 aprile 1948). Alcune sue recenti esternazioni hanno fatto scalpore: «M5s governando è diventato élite. Salvini? È stato una minaccia per la democrazia». Intervistato da HuffPost sulla politica attuale ha detto: «Nessuno ha una ricetta facile sui migranti, ma bloccare le navi non risolve il problema…» E ancora:«A furia di governare, il Movimento 5 stelle è diventato élite. I suoi ministri, sottosegretari, presidenti di commissione vanno in giro con le auto blu, salgono sugli aerei di stato, non si muovono più senza avere dietro la scorta. È la contraddizione interna di ogni movimento anti establishment. Nel momento in cui ha successo, subisce una metamorfosi e assume le sembianze del nemico che, fino a poco prima, ha combattuto». La legge ferrea dell’oligarchia, secondo Sebastiano Maffettone – filosofo della politica che ha insegnato, tra le altre università, ad Harvard, Science Po, Columbia e oggi è ordinario alla Luiss – è impossibile da abrogare: «Quando hai il compito di fare la manovra economica, il populismo non ti serve a niente: ti serve la competenza, cioè gente che sappia come si imposta il bilancio dello Stato. Puoi aver sbraitato tutti i vaffa di questo mondo, avrai comunque bisogno del genere di persone che hai mandato al diavolo fino a poco tempo prima».

VENT’ANNI PER SCRIVERE ‘POLITICA’ IL SUO ULTIMO LIBRO DI FILOSOFIA

Per scrivere il suo ultimo libro, ‘Politica’ (Mondadori Education Le Monnier), ci ha messo quasi vent’anni: «C’è dentro tutto il sapere che ho accumulato nella mia vita dedicata alla filosofia politica». Ci sono i grandi autori: Marx, Sen, Foucault, Habermas, Rawls. Ci sono i grandi temi: la Liberal-Democrazia, il femminismo, la giustizia globale. C’è il presente: «Joseph Stiglitz ha detto che la crisi economica del 2007 è stata per la democrazia liberale ciò che la caduta del Muro di Berlino è stata
per il comunismo. Esagerava, certo, ma ha colto una verità. La rabbia antisistema del populismo nasce dalla mancanza di risposte adeguate ai danni provocati dalla globalizzazione. La quale ha sì ridotto le distanze tra i paesi ricchi e i paesi poveri, ma ha distribuito i suoi vantaggi e svantaggi in maniera fortemente diseguale nei singoli paesi. La globalizzazione ha salvato alcuni, e ha sommerso altri. La rivolta populista nasce da qui, dal rancore di tutti coloro che si sono sentiti puniti dal sistema».

INTERVISTA A “HUFFINGTON POST” SUL REGIME LIBERAL DEMOCRATICO

-Perché, se l’origine della crisi è economica, la protesta si è concentrata sulla politica? «Perché non c’è troppa differenza tra la struttura capitalistica e il regime politico liberal-democratico: il sistema è economico e politico insieme. Ma tutti i movimenti populisti hanno puntato la politica, non l’economia. Era la politica che doveva dare una risposta agli squilibri provocati dalla globalizzazione. Il ragionamento, anzi l’istinto della gente è stato: «Noi vi abbiamo affidato il nostro destino. Voi ci avete portato a sbattere. Ora, ve la facciamo pagare». – Che intende per gente, scusi? «Intendo chi è stato danneggiato dalla globalizzazione. Il grafico dell’elefante di Milanovic spiega perfettamente di chi si tratta: è la classe media occidentale (mentre quella cinese, per esempio, è stata rafforzata). Un problema enorme, non solo economico. Perché sfasciare la classe media non significa soltanto creare un disagio sociale in grandi fette della società occidentale, significa anche indebolire la democrazia, che sulla classe media si regge».

MA QUANTO NUOCE IL POPULISMO ALLA DEMOCRAZIA, O LA FAVORISCE

– Ma la risposta populista favorisce o danneggia la democrazia? «Entrambe le cose. Da una parte, è un bene per la democrazia riuscire ad accostare alla sfera del governo delle persone che prima ne erano escluse. Dall’altra parte, però, il populismo impone un prezzo da pagare: è l’ascesa degli incompetenti al potere». – Pensa ai 5 stelle? «Penso sia ai populisti, sia ai sovranisti: anche perché sono convinto che le loro strade siano destinate a incrociarsi». -Perché dovrebbero? «Perché il problema principale dei populisti è non riuscire a definire che cos’è il popolo. Nella loro retorica, il popolo è un’entità indifferenziata, che include tutto e tutti: è per questo che il loro peggior nemico è il pluralismo».

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