Johnson tira dritto: “Brexit entro il 31 ottobre”

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Nonostante la battuta d’arresto a Westminster e la richiesta (obbligata) di rinvio della Brexit inoltrata alla Ue, il governo di Boris Johnson ritiene di avere i numeri necessari per ottenere l’agognata ratifica parlamentare dell’accordo di uscita e rispettare la scadenza ormai prossima del 31 ottobre. Ma all’apertura di un’altra settimana di fuoco per la Brexit, l’opposizione studia un piano per mettere i bastoni tra le ruote del governo: potrebbe cercare di legare l’approvazione dell’accordo a un referendum confermativo.

Johnson ha avanzato la richiesta di rinvio a Bruxelles come gli imponeva la legge, una marcia indietro umiliante per un premier che aveva detto che avrebbe preferito essere morto in un fossato piuttosto che prorogare la Brexit. E così il premier e i suoi «spin doctors» hanno trovato un escamotage: Johnson ha inviato non una ma tre lettere; la richiesta di rinvio indirizzata al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, non firmata; una seconda missiva, questa sì firmata, in cui spiega perché una proroga rappresenterebbe un errore; e una lettera di accompagnamento dell’ambasciatore britannico all’Ue Tim Barrow in cui si specifica che la richiesta di rinvio è in ottemperanza ad un obbligo di legge. Un’acrobazia diplomatica che non ha mancato di suscitare l’ironia degli oppositori del premier. «Comportamento puerile», ha detto il ministro ombra laburista per la Brexit, Keir Starmer. La richiesta è nelle mani di Bruxelles, che probabilmente aspetterà di vedere gli sviluppi di questa settimana a Westminster prima di decidere sul da farsi. Secondo il «Sunday Times», in caso di mancata ratifica, Bruxelles potrebbe optare per un rinvio fino al febbraio del 2020.

Ma il governo tira dritto, e giura di rispettare la scandenza di Halloween. «A dispetto delle bravate parlamentari, sembra che adesso abbiamo i numeri per far passare l’accordo», ha detto Dominic Raab, il ministro degli Esteri e falco della Brexit. Un riferimento all’emendamento votato ai Comuni nel weekend che ha fatto saltare l’attesissimo voto sul «Boris deal». Che il governo voglia o meno ostentare fiducia per convincere gli indecisi, certo è che una chance esiste davvero.

Johnson ha già ottenuto l’appoggio dei Brexiteers che nel passato hanno dimostrato di non disdegnare il «no-deal», e anche di molti moderati del partito. Alcuni laburisti potrebbero dargli manforte, ribellandosi alle indicazioni di partito. «È il momento di andare avanti», ha detto la deputata Labour Lucy Powell, motivando il suo appoggio. «Credo che a questo punto l’accordo possa passare». Che Johnson vinca o perda, sarà un voto sul filo di lana.

Il Labour sta organizzando le contromosse: dopo molti tentennamenti, il partito sembrerebbe orientato a sostenere l’idea di un nuovo referendum attraverso un emendamento all’accordo di uscita (il leader Corbyn è scettico e ha sempre detto di preferire l’opzione di elezioni anticipate, ma è sotto pressione da molti pezzi forti del partito). «Dobbiamo tornare a chiedere ai cittadini», ha detto Starmer.

Il governo ha chiesto di sottoporre l’accordo ad un nuovo voto già oggi, ma la richiesta è nelle mani dello speaker John Bercow. Un voto potrebbe avvenire martedì, e qualcuno lo chiama «Titanic Tuesday», data l’importanza storica del voto. Johnson deve sperare che non sia il suo accordo ad affondare.

Alessandra Rizzo, La Stampa

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