D’Urso, così non va. Per fortuna che ho le mie consolazioni…

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(di Tiziano Rapanà) Da qualche tempo faccio fatica a guardare un programma televisivo per intero. Fatta eccezioni per i talk sportivi, mi è difficile guardare una trasmissione per più di un quarto d’ora. Ad esempio, ieri non sono andato oltre i primi venti minuti di Domenica Live, trasmissione che Barbara D’Urso conduce con profitto – ieri ha portato a casa il 16,3% di share – su Canale 5. Forse la colpa è anche dei temi che propone la trasmissione, però qui ammetto di immettermi nell’autostrada del pregiudizio. Tuttavia scusatemi, – e lo dico a voi che seguite i programmi della D’Urso – ma io con difficoltà riesco a reggere certi argomenti che la conduttrice fa passare nelle sue trasmissioni. Da qualche domenica, si propone la tristissima storia famigliare di Eva Henger, che ha attaccato pubblicamente il genero in maniera pesante: ha addirittura sostenuto che egli abbia malmenato la figlia. Il genero nega, la figlia pure, naturalmente in diretta dalla D’Urso. Io, al posto della presentatrice, mi sarei rifiutato di portare in trasmissione un argomento così forte che merita un serio approfondimento in ben altre sedi. Ma io non faccio la tv e probabilmente queste mie remore sono controproducenti a livello di ascolti. Il pubblico evidentemente apprezza, si diverte e non mi permetto di giudicare. Però all’ennesimo momento di tv sfacciatamente crudele, ho preferito rifugiarmi su Youtube e vedere qualche video-ricetta del mitico Mimmo Corcione. Non lo conoscete? Nessun problema, vi spiego chi è. Egli è un ex insegnante di matematica in pensione, che da un po’ di anni è tenutario di un canale Youtube, dove realizza video ricette legate all’antica e nobile tradizione culinaria partenopea. Per me, Corcione rappresenta la bella Napoli borghese ritratta negli strepitosi romanzi di Raffaele La Capria. La Napoli nobile e un po’ altera, certamente diversa dalla Gomorra televisiva. Questa Napoli di Corcione è comunque made in Gaiarine, nel trevigiano, giacché è lì che da una vita risiede. Mi piace perché è un rustico cuciniere, che preferisce l’istinto alla metodologia. È una persona semplice che vuole divulgare la tradizione locale e al tempo stesso valorizzare una veracità gastronomica, che è figlia dell’altolocata realtà casalinga nostrana. In soldoni, è un non-chef fiero di esserlo (o per dirla alla Mengacci, è “non un cuoco, ma un uomo che cucina”), che se ne frega del tecnicismo esasperato tipico delle gare dei vari Masterchef et similia, e che di conseguenza ci insegna, con il suo modus operandi, a considerare la culinaria come un’arte popolare e non come una competizione. Recentemente non è stato bene e in alcuni video si è visto un po’ abbacchiato. Per fortuna si è ripreso, tornando a sfornare una quantità impressionante di video alla settimana. Il suo canale non realizza grandi ascolti. O meglio non fa i numeroni, in media i suoi video conquistano le ventimila-trentamila visualizzazioni. Tuttavia, qualche volta, le grosse soddisfazioni arrivano: la video-ricetta delle patate e peperoni al forno, ha conquistato circa 400mila visitatori. Io non so cucinare e debbo dire nemmeno mi ci applico. Faccio male, lo so. Tuttavia Corcione mi tenta e prima o poi proverò a realizzare quelle linguine all’aglio bruciato che Corcione ha cucinato, per Youtube, una decina di giorni fa. In fondo, quel piatto non sembra un impresa irrealizzabile. Anzi, per preparare il pasto servono soltanto delle linguine, l’aglio, olio e peperoncino…

tiziano.rp@gmail.com

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