Web tax, l’Ocse rilancia: “Proposta al tavolo del prossimo G20”

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Basta scorciatoie fiscali per i giganti del web. È  l’Ocse a scendere in campo questa volta in tema di web tax, annunciando una proposta ad hoc che verrà presentata al G20 la prossima settimana. Una proposta che mira ad “assicurare che i grandi e assai redditizi gruppi multinazionali, incluse le società digitali, paghino le tasse dovunque abbiano significativi legami diretti con i consumatori e generino i loro profitti”, ha detto il segretario dell’organizzazione Angel Gurria. “Il mancato raggiungimento di un accordo entro il 2020 – ha detto Gurria – aumenterebbe notevolmente il rischio che i paesi agiscano unilateralmente, con conseguenze negative su un’economia globale già fragile”.

L'”aproccio unificato” proposto dall’Ocse risponde essenzialmente alla necessità di rilanciare le discussioni sulla tassazione del settore digitale, che sono bloccate attorno alle proposte ‘rivali’ messe sul tavolo da Regno unito, Stati Uniti e India. La proposta, che è ora aperta alla pubblica consultazione – spiega l’Ocse – riunisce gli elementi comuni da 3 progetti avanzati da stati che aderiscono all’inclusive framerwork sul Beps (Base Erosion and Profit Shifting) in sede ocse/g20, che riunisce 134 paesi e mira a contrastare l’evasione fiscale internazionale da parte delle multinazionali.

Al centro della questione vi sono grandi gruppi del digitale quali Google, Amazon, Facebook e Apple che sono commercialmente presenti in tantissimi paesi senza però avervi una presenza fisica. L’Ocse propone di ri-allocare alcuni profitti e la corrispondente parte dei diritti di imposizione ai paesi dove le multinazionali hanno i loro mercati. Questo assicurerebbe che le multinazionali che hanno un’attività significativa nei posti dove non hanno una presenza fisica vengano comunque tassate, attraverso la creazione di nuove regole che definiscano dove le tasse debbano essere pagate e in che proporzione i profitti debbano essere pagati.

“Stiamo facendo veri progressi sulle questioni in materia di tassazione che sorgono dalla digitalizzazione dell’economia e continuiamo ad avanzare verso una soluzione basata sul consenso per rivedere le regole del sistema di tassazione internazionale entro il 2020”, ha commentato Gurria, aggiungendo che “se non sarà trovato un accordo entro il 2020, aumenterà il rischio che i paesi agiscano unilateralmente, con conseguenze negative nella già fragile economia globale. Non dobbiamo permettere che questo accada”. Un’allusione, quella di Gurria, alla Francia che ha deciso di imporre i big del web sulla base del loro fatturato già da quest’anno.

La proposta Ocse

La proposta dell’Ocse nella sostanza consiste in un sistema per determinare se un paese potrà o meno tassare una multinazionale in funzione del fatturato dell’azienda e a fronte di un legame diretto con il consumatore finale, il che esclude ad esempio il settore della componentistica auto che vende i propri prodotti alle case automobilistiche. “Se il G20 e gli altri paesi accettano di negoziare su questa base, potremmo avanzare rapidamente verso un accordo politico”, ha indicato Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica e di amministrazione fiscale dell’Ocse.

“Se riusciremo ad avere un vero negoziato, un accordo politico potrebbe essere raggiunto già in gennaio, anche se questo mi sembra ambizioso, sicuramente in giugno”, ha aggiunto Saint-Amans, spiegando poi se da un lato sarà il volume del fatturato a determinare il diritto di imposizione, dall’altro la proposta per la ri-allocazione degli utili tra i paesi detti ‘di mercato’ prevede un sistema fondato sugli utili residuali del gruppo. “Se un gruppo è molto redditizio, una percentuale che va al di là della soglia fissata andrà ai paesi di mercato secondo una formula” che resta da definire, ha detto il massimo esperto Ocse in materia di tassazione internazionale.

Repubblica.it

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