Confindustria: Italia in bilico tra ripresa e recessione, il Pil 2020 a +0,4%

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Secondo il Centro Studi il prossimo anno potrebbe rappresentare “una svolta per lʼeconomia italiana,” ma solo se si riuscirà “a ricreare il clima di fiducia, a rilanciare gli investimenti e a ridurre il peso fiscale sui lavoratori”.

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L’Italia “è in bilico tra ripresa e recessione”: è quanto emerge dal report del Centro Studi Confindustria, che conferma la sostanziale stagnazione dell’economia italiana, già delineata nelle previsioni di primavera. Nel 2019, gli economisti di via dell’Astronomia stimano che il Pil sarà pari a zero mentre nel 2020, se l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit, il Pil crescerebbe dello 0,4%. 

Secondo Confindustria, il 2020 potrebbe rappresentare “un anno di svolta per l’economia italiana,” ma solo “a patto che il dividendo dei tassi di interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati, avviare la riduzione del peso fiscale sui lavoratori e porre il debito pubblico su un sentiero decrescente”. Una linea d’azione, questa, che viene suggerita “in attesa di un rasserenamento dello scenario geoeconomico internazionale”.

“Nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno – rileva il Centro studi – i conti pubblici non ne stanno risentendo”. Alcuni fattori, dalle entrate al calo dello spread ed ai risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza, “hanno influito sui risultati di quest’anno che appaiono migliori di quanto indicato nella NaDef di inizio ottobre”: questo “permette di avere un deficit tendenziale per il 2020 che, anche senza aumento Iva, rimarrà sotto soglia 3% del Pil”.

Nella nota di aggiornamento, rilevano gli economisti di Confindustria, il governo “assume un quadro meno favorevole per il 2019 e più favorevole per il 2020 rispetto a quanto stimato dal Centro studi di Confindustria. Un tale profilo permetterebbe di realizzare un marginale miglioramento strutturale della finanza pubblica tra il 2019 ed il 2020, ma andrà verificato alla luce delle stime di crescita economica e delle coperture, ora ancora basate su ipotetici tagli e futuribili entrate. E’ probabile che
vi saranno spese anticipate per la fine dell’anno”.

Il miglioramento del quadro 2019 è dovuto, tra l’altro, “alla positiva dinamica delle entrate tributarie sostenute dall’aumento egli occupati e dai positivi effetti della
fatturazione elettronica che ha generato un recupero di evasione quantificabile a fine anno in poco meno di 5 miliardi”. Ma anche “dall’aumento di altre entrate extra-tributarie”, come i dividendi da Banca d’Italia e Cdp “per complessivi 3,1 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal Governo nel Def“. Poi incidono la minore spesa per interessi legata al calo dello spread con “risparmi stimabili in 3 miliardi quest’anno e ulteriori 3,8 nel 2020” rispetto a quanto si sarebbe speso se i tassi fossero rimasti ai livelli della prima metà del 2019.

Aiutano il quadro dei conti pubblici anche i risparmi “su quota 100 e reddito di cittadinanza che toccheranno i 2,6 miliardi nel 2019 e i 3,4 miliardi nel 2020” e che sono “legati al minor utilizzo degli strumenti rispetto a quanto previsto al momento della loro introduzione”. Su Reddito di cittadinanza e Quota 100, peraltro, il Centro studi rileva una spinta su consumi e Pil “smorzato, specie quello previsto per il 2019” rispetto alle attese.

In generale, secondo il capoeconomista di Confindustria, Andrea Montanino, la manovra del governo Conte-due si profila come “la più restrittiva dal governo Letta ad oggi, anche perché il rapporto deficit-Pil si sta avvicinando al 3% ed è quindi necessaria una correzione”, ma per un giudizio di merito “bisogna aspettare la legge di bilancio come uscirà dal Parlamento”. Al momento, in ogni caso, si profila una “manovra parzialmente restrittiva, per circa 8 miliardi: se guardiamo alle risorse che
vengono tolte o date all’economia reale”, quindi al netto delle risorse per sterilizzare l’aumento dell’Iva, il saldo è negativo per 0,5 punti di Pil, circa 8 miliardi, tra “uno 0,3% del pil di impieghi all’economia reale ma uno 0,8% di misure correttive, restrittive”.

Per quanto riguarda le proposte per la Manovra, Confindustria è favorevole ad ampliare la platea dei beneficiari del “bonus 80 euro” a “quei 4 milioni di contribuenti lavoratori dipendenti incipienti” che oggi sono esclusi: un intervento, nel quadro di proposte del Centro studi di Confindustria, indicato come “mirato sui redditi da lavoro dipendente per aumentare il netto in busta paga anche ai lavoratori con redditi tanto bassi da non pagare tasse”. Gli economisti di via dell’Astronomia propongono anche di allineare all’aliquota del primo scaglione Irpef anche il secondo scaglione: “Comporterebbe risparmi fiscali per il 56% dei contribuenti Irpef ed un costo per lo Stato di circa 8 miliardi”.

Sì, infine, anche a un “riordino delle aliquote Iva”, in modo mirato su singoli beni, gli acquisti “delle famiglie con reddito elevato”, ma solo “nel caso si renda assolutamente necessario per la tenuta dei conti pubblici e per evitare altre misure recessive”.    E come incentivo ai pagamenti con carta di credito e bonifico, come contrasto all’evasione, la proposta è un credito d’imposta pari al 2% del valore delle transazioni.

Tgcom24

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