In palestra il business del benessere Boom di iscritti: 5 milioni e mezzo Oltre 2 miliardi il valore del mercato

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Spinta dai social network e dal dilagante health trend degli ultimi anni, la ritrovata passione degli italiani per la palestra e il mondo del fitness sta alimentando un business senza precedenti in questo settore. Secondo l’European Health & Fitness Market Report 2019 pubblicato da Deloitte e EuropeActive il valore del mercato del fitness in Italia è pari a 2,3 miliardi di euro e le palestre e i circoli sportivi contano 5,5 milioni di iscritti.

Negli ultimi cinque anni, inoltre, come mostrano i dati di Unioncamere-InfoCamere le imprese che operano nel settore sono aumentate di 5mila unità (+23,9%), raggiungendo oggi i 23mila operatori. Nel dettaglio, il 35% del totale è rappresentato dalle organizzazioni sportive e di promozione di eventi legati allo sport, ambito nel quale al 30 giugno scorso operavano 8.127 imprese. Seguono la gestione degli impianti (5.167 attività), la gestione delle palestre (5.100) e dei club sportivi (4.986).

Il primato della regione più ‘in forma’ spetta alla Lombardia che conta 4.438 attività registrate e un incremento percentuale di palestre e club sportivi tra il 2014 e il 2019 pari al 28%. Al secondo posto c’è il Lazio con 2.914 attività (+30,4%) seguito dall’Emilia Romagna (2.198 attività, +18,9%) e dalla Toscana (1.874, +22,2%). Le Marche sono, invece, dopo il Lazio, la regione in cui negli ultimi anni si è registrato il maggior aumento del numero di centri sportivi e palestre (+30,2%) e un forte incremento si è registrato anche in Liguria (+23,7%).

Se a livello provinciale, in termini di numero di imprese del settore, il primato di Roma (2.360 attività, +574, di cui 113 palestre, negli ultimi 5 anni) e Milano (1.448, +378 di cui 112 palestre) è ineguagliabile, anche nelle realtà più piccole sta crescendo la rete di attività specializzate nel fitness. Significativo il caso di Biella dove le strutture sportive sono più che raddoppiate rispetto a giugno 2014 con un incremento di imprese del settore del 64%. Un trend registrato anche a Imperia (+48,9%), Savona (+44,4%), Ravenna (+43,4%) e (Lodi +42,6%).

«Vediamo una crescita in questo settore ma vi è anche un forte turnover. Il mercato sta cambiando in una duplice direzione» spiega Matteo Musa, Ceo e Co-founder di Fitprime, startup del fitness flessibile che attraverso un’applicazione, e sottoscrivendo un unico abbonamento rinnovabile mensilmente, attualmente permette agli utenti di allenarsi in 1200 centri sportivi presenti in 350 città italiane. Tra le nuove tendenze del mercato, Musa sottolinea, innanzitutto, come la prima leva utilizzata dalle grandi catene internazionali sia quella di «offrire ai propri iscritti la possibilità di frequentare tutti i centri sportivi appartenenti a uno stesso brand» mentre la seconda direzione, evidente sul mercato estero ma non ancora in Italia, è «la diffusione degli abbonamenti flessibili acquistabili online».

Per comprendere l’appeal degli abbonamenti di breve durata basti pensare che – continua il fondatore di Fitprime – «secondo le analisi di mercato effettuate incrociando i dati delle palestre in Italia su un abbonamento annuale di 12 mesi la media di frequenza è di massimo 5 mesi». Aspetti che si vanno a intersecare con «il trend delle boutique fitness – strutture specializzate in un’unica disciplina come yoga, pilates o crossfit – che negli ultimi anni ha registrato una crescita notevole» afferma il Ceo. Tendenza quest’ultima che, in un panorama dominato da giganti come Anytime Fitness e Virgin Active, può fare la fortuna anche delle piccole realtà.

«La nostra idea con Fitprime – continua Musa – è stata quella di unire tutti questi elementi dando la possibilità ai nostri utenti di allenarsi ovunque vogliano acquistando un solo abbonamento online senza vincoli e, soprattutto, permettendo loro di diversificare le attività alternando la frequenza in centri specializzati di alto livello con il classico allenamento in palestra. Necessità che ad oggi solo modelli come il nostro, che assicurano un’estrema capillarità, riescono a soddisfare: se il target delle catene che hanno diversi centri sportivi nelle varie città può essere quello di chi viaggia per lavoro, il nostro è quello di chi vuole avere una palestra dove allenarsi vicino casa e una vicino all’ufficio».

Nel panorama attuale l’idea di mettere in rete le palestre e i centri sportivi presenti sul territorio nazionale si è rivelata senza dubbio vincente. «Il forte incremento delle strutture in questo settore ci ha dato la possibilità di penetrare più facilmente perché quando c’è più concorrenza sul mercato le aziende cercano diversi canali per implementare la loro visibilità e l’afflusso di clienti. In percentuale rispetto all’anno scorso siamo cresciuti del 150%» afferma il Ceo.

quotidiano.net

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