Il critico non deve parlar male dei film di successo? Ma uno deve dire quello che pensa

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(di Tiziano Rapanà) Il critico, vil razza dannata? Boh, però il tema torna sempre attuale. Marco Giusti oggi, su Dagospia, ha scritto di ogni contro i critici che non capiscono e disprezzano il successo del documentario di Chiara Ferragni e del film di Tarantino. Per carità, il giudizio del pubblico è sacro, sempre. Epperò posso parlare male di un film, dire che è una schifezza, oppure rischio di essere tacciato come snob? Sia chiaro io con la critica non c’entro nulla. Ho già dato il mio modesto e trascurabile contributo alla critica cinematografica e televisiva. Non ho scritto nulla di irrilevante e vorrei pure vedere come delle parole in scadenza – quelle vergate per un giornale online o su carta,  questo sono -, possano diventare significative. Io deve avere il diritto di reputare una porcheria il blockbuster di turno. Se non mi piace, lo scrivo. Non posso mica cambiare il giudizio per accontentare qualche lettore, fan del film. Poi, un conto è guardare con rispetto allo spettatore e un altro conto è giudicarlo un cretino perché estimatore di quel determinato film. Chi reputa lo spettatore, del documentario su Chiara Ferragni, un cretino è un cretino. Ma io devo dire quello che mi pare, altrimenti non scrivo. Io voglio scrivere in assoluta libertà e poi se “la critica non conta un cazzo”, come sostiene Fedez e riporta Giusti, pazienza. Io non scrivo per compiacere il lettore, non sono mica il rapper/trapper/influencer di turno smanioso di successo. Scrivo per far presente a chi mi legge, il mio piccolo punto di vista sull’esistente.  Non ho visto il film sulla Ferragni né tanto meno l’ultimo lavoro di Quentin Tarantino. Ultimamente faccio fatica a guardare un film per intero, figuratevi se vado al cinema. L’ultima volta ci sono andato l’anno scorso. Sono stato all’Azzurro Scipioni, a Roma, al quartiere Prati. C’ero andato più per conoscere il regista Silvano Agosti, proprietario del cinema, che per vedere un film.  Agosti non c’era – mi pare fosse in Sardegna, per presentare un suo documentario sul ’68 – ho visto il film e non mi è piaciuto. Uscito dal cinema, sono andato a mangiare in una trattoria lì vicino e forse l’unico momento memorabile di quel pomeriggio divenuto sera è stata la trippa. Sia chiaro non è stata la miglior trippa mangiata in vita mia, ma era bello constatare come si squagliava immediatamente in bocca. Mi pare di aver fatto pure i complimenti allo chef, ma non ne sono sicuro.

tiziano.rp@gmail.com

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