Bonus rottamazione auto, stop al decreto: “Mancano le coperture”

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Falsa partenza per il piano green del governo. Il decreto legge messo a punto dal ministro dell’ambiente Sergio Costa non è stato discusso dal consiglio dei ministri. Troppe le incognite del testo. E troppi i malumori da parte degli altri membri del governo. Il nodo più rilevante sono le coperture. La rivoluzione verde del ministro costa prevedeva, tra le altre cose, un’agevolazione fiscale di 2 mila euro per la rottamazione delle auto classificate fino a Euro 4. Oltre a sgravi per i supermercati che commercializzavano prodotti sfusi come detersivi. Operazioni costose, il cui onere era stato messo a carico di un taglio lineare del 10 per cento annuo dei cosiddetti «Sad», i sussidi ambientalmente dannosi. Dal ministero dell’Economia avrebbero fatto notare che a quella stessa voce il governo stava da tempo guardando per finanziare in parte la prossima manovra economica. Una manovra da oltre 30 miliardi, soltanto una decina dei quali potranno arrivare dalla flessibilità europea sul deficit.

I NODI DA SCIOGLIERE
Insomma, il neo ministro Roberto Gualtieri è all’affannosa ricerca di una quindicina di miliardi di euro tra tagli di spesa e revisione delle agevolazioni fiscali da utilizzare per disinnescare gli aumenti Iva da 23 miliardi del prossimo anno. Costa è entrato a gamba tesa su una delle voci più promettenti di risparmio allo studio del ministero dell’Economia. E non sarebbe stato l’unico. Fonti bene informate raccontano che nell’ultimo preconsiglio dei ministri, più di un componente del governo Conte bis avrebbe si sarebbe presentato con la proposta di un decreto legge. A Palazzo Chigi è subito scattato un campanello d’allarme. Il rischio è che il Parlamento si trovi ingolfato di provvedimenti da convertire proprio alla vigilia di una complicata manovra economica. Del resto i ministri hanno tempo solo fino al 15 ottobre per far passare eventuali provvedimenti di spesa, perché con la sessione di bilancio aperta non sarà più possibile farlo. Visto da Palazzo Chigi il problema è anche un altro. Due commissioni fondamentali per l’esame dei provvedimenti economici, sono in mano a due esponenti dell’opposizione. La Commissione bilancio della Camera è presieduta dal leghista Claudio Borghi, quella finanze del Senato dal collega di partito Alberto Bagnai. L’incidente insomma, rischia di essere dietro l’angolo. Cosa accadrà adesso del decreto? Forse diventerà un disegno di legge, anche se Costa insiste per farlo approvare prima possibile. Il tutto avviene alla vigilia del Climate Action Summit dell’Onu che si svolgerà a New York il 23 settembre prossimo. Per la buona riuscita del quale si sta spendendo in prima persona Sergio Mattarella, tra i più sensibili in Italia agli effetti nefasti dei cambiamenti climatici. Il presidente della Repubblica ieri è intervenuto due volte per sottolineare la necessità di agire in fretta, chiedendo anche un impegno della nuova Commissione europea. Con il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier, ha auspicato che il nuovo bilancio europeo tenga conto di questa sfida. Ma soprattutto il Quirinale ha diffuso un allarmatissimo documento in vista del vertice di New York nel quale ben 32 capi di Stato e di governo (per l’Italia proprio Mattarella) chiedono senza mezzi termini di agire subito e di destinare risorse finanziarie alla green economy. «Dobbiamo assicurare – si legge nel documento – che tutti i flussi finanziari siano coerenti col percorso verso ridotte emissioni di gas a effetto serra ed esortiamo tutte le istituzioni finanziarie ad allineare i loro investimenti alle finalità di lungo periodo dell’Accordo di Parigi». Intanto le resistenze vengono a galla: i sindacati lamentano di non essere stati informati e chiedono un confronto, gli autotrasportatori bollano i tagli ai sussidi ai carburanti come un autogol.

Andrea Bassi, Ilmessaggero.it

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