Huawei e la battaglia dell’Artico: cosa c’è dietro la corsa all’Internet ultraveloce in Canada

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Ci sono alcune zone sulla Terra che tuttora sono quasi prive di copertura Internet. Una di queste è Iqaluit, un minuscolo paese nel Nord del Canada, dove la rete Internet non è capillare, né tantomeno veloce. La cittadina, che si trova a 300 km dal Circolo Polare Artico, è abitata da 7.500 persone, che rappresentano solo una piccolissima parte di quei 5,4 milioni di canadesi (pari al 15% della popolazione), che vivono in zone rurali e nel nord del Paese in cui Internet super-veloce è solo un miraggio. La compagnia tlc cinese Huawei si è offerta di portare nel nord del Canada la banda ultra veloce di Internet, ma c’è la preoccupazione che questa generosità possa nascondere altri obiettivi, non fosse altro per la stretta relazione che lega il gruppo al governo di Pechino, come spiega la Bbc in un articolo che racconta la vicenda.

La situazione in Canada del Nord

Nonostante gran parte del Canada abbia investito copiosamente nelle infrastrutture digitali, alcune aree rurali, insieme alle zone più remote del Paese, sono rimaste indietro. Risolvere il problema è diventato una delle promesse chiave della campagna del governo liberal di Justin Trudeau per la rielezione in ottobre. Il progetto proposto dal governo prevede che entro il 2031 tutte le case avranno accesso alla banda ultra veloce di Internet e il budget stanziato l’anno scorso per colmare questo divario tecnologico è stato di 6 miliardi di dollari canadesi, pari a 4,5 miliardi di dollari Usa, compresi 1,7 miliardi in nuovi investimenti.

Per portare Internet a banda ultraveloce servono infrastrutture complesse, fatte di reti di cavi, torri di telecomunicazione e altri strumenti che hanno un costo complessivo elevato sia per costruirli, sia per mantenerli. Questo comporta che il governo canadese debba investire ingenti somme di denaro per un bacino di utenza molto ristretto. I cavi della fibra ultraveloce sono pochissimi nel Nord del Canada, e molto spesso le persone si appoggiano esclusivamente al satellite per le connessioni, con la conseguenza che la copertura è spesso molto costosa, debole e imprevedibile, perché soggetta anche alle condizioni atmosferiche.

L’entrata in campo di Huawei

Dove gli altri vedono un problema, e nemmeno di poco conto, Huawei vede grandi possibilità. A luglio la compagnia cinese aveva annunciato un accordo con alcune società locali di telecomunicazioni per migliorare la copertura satellitare in 70 comunità del Nord canadese. Il progetto ha avuto l’approvazione del Comitato per la Sicurezza delle Telecomunicazioni (Cse), l’autorità canadese che vigila sulla cybersicurezza. Ma la proposta dell’azienda cinese, una delle principali compagnie che forniscono la rete 4G nelle zone rurali dell’America, ha sollevato alcune perplessità, soprattutto in seguito alle tensioni diplomatiche che si erano sviluppate tra Cina e Canada dopo l’arresto di Meng Wanzhou, la figlia del fondatore e chief technology officer di Huawei da parte della autorità canadesi. Lady Huawei, così è stata soprannominata dalla stampa internazionale, era stata arrestata per volere degli Usa, e qualche giorno dopo in Cina due canadesi erano stati accusati di spionaggio. C’è chi teme che la zona che circonda il Circolo Polare Artico possa trasformarsi in un nuovo scenario della partita geopolitica tra le due potenze: è possibile che Huawei diventi un monopolista delle reti di telecomunicazione nella regione, e questo comporterebbe grandi disagi per la popolazione canadese nel caso in cui, in futuro, si ordinasse la sospensione dei servizi di Huawei.

I timori degli altri Paesi

Gli Stati Uniti e l’Australia hanno proibito alla compagnia cinese di fornire qualsiasi tipo di tecnologie ad aziende nel settore delle telecomunicazioni, e lo stesso stanno considerando la Gran Bretagna e l’India (paese molto attento al digitale e alle regolamentazioni sul tema, tanto da essere stato uno dei primi a introdurre la digital tax). C’è il timore che Huawei, che ha forti legami con il governo cinese, possa utilizzare la tecnologia 5G (di gran lunga più potente rispetto alle precedenti) per spiare i cittadini stranieri su richiesta del governo di Pechino.

Corriere.it

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