Scuola: slitta educazione civica. Per Sgrelli è “un’occasione mancata, ennesima dimostrazione della disorganizzazione nazionale”

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Lo slittamento di un anno della reintroduzione dell’educazione civica a scuola induce a diverse amare considerazioni. A farle è il docente prof. Massimo Sgrelli, presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia del Cerimoniale, molto impegnata su questo fronte, e che è stato a lungo capo del cerimoniale di Palazzo Chigi.

«La guerra è prevalentemente un fatto di organizzazione. Infatti, occorre organizzare le truppe, gli approvvigionamenti, gli spostamenti, le linee di comando ecc. ecc. Ecco perché noi italiani abbiamo sempre perduto le guerre: perché ci manca l’organizzazione», ha detto ricordando che «anche questa ‘guerra’ della reintroduzione dell’insegnamento della educazione civica nelle scuola richiede organizzazione: occorre individuare e formare i docenti, stilare i programmi, strutturare i calendari orari, selezionare i testi di studio, ecc.».

«Purtroppo nel nostro Paese i diritti e doveri dei cittadini non sono più materia di docenza ai più giovani e di questa ignoranza se ne vedono tristemente le conseguenze nei comportamenti diffusi, a tutti i livelli, in cui invece prevale l’interesse personale e non quello sociale», ha aggiunto Sgrelli.

Dopo aver ricordato che «il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione ha preso coscienza del fatto che nulla era ancora organizzato e ha rinviato all’anno prossimo», l’esperto ha annotato che «si tratta di una decisione consapevole, che conferma, tuttavia, che nessuno aveva pensato all’organizzazione. Siamo un Paese disorganizzato nella stragrande parte di esso. E questo è testimoniato, fra l’altro, dalla generale assenza di manutenzione di ogni tipo di impianto o struttura, come narrano le vicende di Ponte Morandi, le scale mobili di Roma, le carenze degli autobus ATAC, la raccolta dei rifiuti, la messa in sicurezza della scuole e chi più ne ha più ne metta».

Il presidente del Comitato scientifico dell’Accademia del Cerimoniale ha quindi ribadito che «il primo atto di un comportamento corretto e istituzionale è quello di fare al meglio il proprio lavoro e per farlo bisogna essere formati e informati. Noi manchiamo in questo. Sterminate sono le praterie per chi voglia portare contributi positivi in ogni settore».

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