Ultime sul nuovo governo. La maggioranza al Senato è più ampia di quanto si pensi: oscilla tra i 169 e i 178

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Camera con numeri certi, Senato più in bilico ma più passano i giorni che portano al giuramento e alla fiducia, più a Palazzo Madama le preoccupazioni vanno diradandosi e i numeri, certi o potenziali, aumentando. Per il nascituro Governo giallorosso la strada si fa sempre più in discesa: dopo aver incassato il via libera dal voto online su Rousseau e il passo indietro di Pd e M5S dai ruoli di vicepremier che ha sbloccato lo stallo politico, l’unico ostacolo potevano essere gli equilibri ballerini in aula. A Montecitorio, in realtà, la nuova maggioranza com’è noto poteva vantare un largo margine, con  341 deputati tra Movimento 5 Stelle (216), Partito Democratico (111) e Liberi e Uguali (14), e quindi un +25 parlamentari ai quali si aggiungeranno certamente altri, a partire dai tre di +Europa e via dicendo.

A destare, all’inizio, qualche preoccupazione in più facendo aleggiare lo spirito di Turigliatto era quindi Palazzo Madama dove la somma algebrica delle tre forze di maggioranza lasciava presagire un margine risicato di sopravvivenza. 107 i senatori grillini, 51 i dem e 4 di LeU per un totale di 162, dove l’asticella per la maggioranza assoluta è 161.

Tuttavia le truppe a sostegno del Conte Bis sono più numerose di quanto si pensi, e sono destinate a crescere di qui alla fiducia. Ad esempio, ad essersi detto già favorevole al nuovo governo ci sono Pier Ferdinando Casini e Gianclaudio Bressa, entrambi delle Autonomie ma comunque eletti grazie al Pd. C’è poi la Svp, il partito di riferimento del Sud Tirolo, che nell’ultimo periodo si è sempre schierato su posizioni governiste o quantomeno dialoganti con chi è alla guida dell’esecutivo: per oggi il partito si astiene, domani chissà. Sono quattro voti.

Ancora, ci sono i due senatori del Maie eletti all’estero Ricardo Merlo e Adriano Cario, che potrebbero in futuro sui vari provvedimenti votare insieme alla maggioranza. C’è poi l’ex M5S Maurizio Buccarella che fino ad oggi ha sempre votato insieme al Movimento pur essendone stato espulso in seguito alla storia dei mancati versamenti dei rimborsi. E anche altri 4 ex grillini potrebbero votare a favore del Conte Bis: per ora aspettano di “ascoltare il discorso in Senato di Conte”, poi si vedrà. Si tratta di Gregorio De Falco, Saverio De Bonis e Paola Nugnes.

E poi anche il socialista Riccardo Nencini darà il suo contributo in Parlamento alla maggioranza. La lista non è finita, perché ci sono i senatori a vita da cui è lecito aspettarsi il sostegno al nuovo governo, quantomeno tra quelli “politici” come Giorgio Napolitano, Mario Monti e Liliana Segre.

L’ultimo cruccio poteva quindi arrivare dalla stessa pattuglia M5S al Senato, capeggiata in questo senso da Gianluigi Paragone, che era contraria all’accordo di governo con i democratici. L’ex direttore de La Padania, dopo essersi speso a favore del No alla vigilia della votazione su Rousseau, ha però detto che deciderà di conseguenza, “ma M5S resta la mia comunità e tutte le volte che ho perso non ho mai portato via il pallone”.

In sintesi, volendo conteggiare solo i voti a favore certi (Bressa, Casini, ex M5S, Nencini) la maggioranza minima si attesterebbe a 169 senatori. Volendo invece aggiungere anche gli incerti ma probabili come i senatori a vita, il Maie e l’Svp si arriva a sfiorare quota 180: se l’ultima delle preoccupazioni del nuovo governo erano i numeri, anche questa sembra ampiamente superata.

Huffingtonpost

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