“Ferdinando Scianna. Viaggio, racconto, memoria”

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“Come fotografo – ha affermato lo stesso Scianna, parlando del suo lavoro – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson

Dal 31 agosto 2019, alla Casa dei Tre Oci di Venezia ritorna Ferdinando Scianna, con la sua antologica: Viaggio, racconto, memoria.E sono proprio questi i tre temi della mostra, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda e organizzata da Civita Mostre e Musei e Civita tre Venezie, con la promozione di Fondazione di Venezia: ovvero ripercorrere oltre mezzo secolo di carriera del fotografo siciliano attraverso 180 opere in bianco e nero, tra la memoria, il viaggio e il racconto, con l’intenzione dichiarata di rafforzare ulteriormente l’importante legame tra Scianna e la città di Venezia, testimoniato dagli scatti di moda realizzati dal fotografo nel capoluogo lagunare.”Dopo la mostra del 2016 sui 500 anni del Ghetto ebraico di Venezia – afferma Emanuela Bassetti, presidente di Civita Tre Venezie – Ferdinando Scianna torna alla Casa dei Tre Oci, con l’antologica che ne ripercorre mezzo secolo di carriera. L’iniziativa è la nuova tappa di un progetto nato dalla collaborazione tra Civita Tre Venezie e Civita Mostre e Musei, frutto di un pensiero condiviso che ha come obiettivo l’analisi dei linguaggi artistici della contemporaneità, in particolare quello della fotografia e dei suoi più importanti esponenti”.Dagli esordi, negli anni sessanta, particolarmente concentrati sulle feste religiose e i contesti tradizionali della sua terra d’origine, passando al reportage, ai viaggi e ai ritratti degli amici (inquadra ritratti di Sciascia, Cartier Bresson, Borges); ai paesaggi e ai temi ricorrenti come gli specchi e gli animali, per arrivare alla moda, con l’immortale campagna per la collezione autunno-inverno 1987/88 di Dolce e Gabbana, coi quali impose il cosiddetto “Look da Vedova” dell’iconica Marpessa, il filo conduttore del lavoro di Scianna è sempre lo stesso: la costante ricerca di una forma definita dentro al caos della vita.Una ricerca efficace e fruttuosa, grazie a quello che Leonardo Sciascia definiva come uno dei massimi doni dell’artista di Bagheria, ovvero la capacità immediata di catalizzare l’oggettività in verità fotografica: una fulminea, istantanea organizzazione della realtà.”Come fotografo – ha affermato lo stesso Scianna, parlando del suo lavoro – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.I viaggi, i racconti e le memorie di Ferdinando Scianna resteranno a Venezia fino al 2 febbraio 2020.

Clelia Patella, ilgiornale.it

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