I SEGRETI DELLE STAR / Ava Gardner

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Molti uomini, un solo grande amore: Sinatra

Adorava stupire il mondo di Hollywood. Era una femmina di grandi passioni tutte vissute all’estremo: il sesso, l’alcol, il tabacco Un carattere difficile e incline a scenate chiassose e cambi d’umore. Tre mariti e una girandola di amanti per voglia e per noia

(di Cesare Lanza per LaVerità)

U n a d o n n a esagerata: grande passione per l’alcol, per il tabacco, una fisiologica predisposizione a far l’amore d’impulso ancor prima di innamorarsi, un carattere difficile e incline a scenate chiassose e cambi d’umore. La tormentata e leggendaria storia d’amore con Frank Sinatra. E, prima di tutto il resto, Ava Gardner fu la donna più bella e seduttiva della sua epoca, irresistibile e impareggiabile regina di Hollywood. Tre mariti e una girandola di amanti e di amori con la stessa disinvoltura con cui eravamo propensi, una volta, a cambiare la cravatta (oggi si usa meno) o a bere un caffè, per voglia o per noia. Si portava a letto chi voleva: anche sconosciuti (fortunati!) che l’avevano misteriosamente accesa. Sapeva attrarre, e conquistare, anche celebrità d’ogni settore della vita: Peperoni di ricchezze incalco, a attori, produttori, registi, giornalisti, scrittori, cantanti. Nel bouquet tutti citano -Frank Sinatra – Clark Gable ed Ernest Hemingway, Dominguin e Howard Hughes. Ma non era calcolatrice e opportunista. Al contrario, se si infuriava, il veleno prevaleva sulla diplomazia e le convenienze. Aristotele Onassis, che in ogni modo (e inutilmente) provò a sedurla? Per lei, «un piccolo stronzo allupato». Humphrey Bogart, un nano impiccione e invadente. Roberto Rossellini, ambizioso senza qualità. Le donne insicure dovrebbero eleggerla come un idolo, un riferimento prezioso quanto a sicurezza di sé, orgoglio, comportamenti indipendenti. La sua «unicità» è stata esaltata, senza retorica: l’hanno anteposta addirittura a Ingrid Bergman e a Elizabeth Taylor, a Marylin Monroe, per la modernità delle scelte e della sua filosofia di vita. Chi volesse divertirsi a ricostruirne la vita, farebbe bene a rintracciare la sua biografia e i libri di ricordi (forse non tutti attendibili) che le sono stati attribuiti, dopo la sua morte, nel 1990. Memorabile il capitolo che riguarda Aristotele Onassis, l’armatore che riuscì a legare a sé la Callas e la vedova Kennedy: con Ava ci provò tenacemente, ma gli andò sempre buca. Inutile invitarla sul suo celebre yacht Cristina e appagare i piccoli capricci e i desideri impossibili della Gardner. Per lei era e restò sempre e solo «un primitivo con lo yacht». «Provava continuamente a stupirmi, ma io stupivo lui». Non le piaceva, ecco tutto, anche se la sua istintività era abitualmente incontenibile: proprio sulla nave di Onassis, Ava conobbe e fece amicizia con Wiston Churchill previa tore Mickey Rooney, nel 1942 a soli 19 anni, e raccontò non solo «il vorace appetito sessuale», ma anche la latente ed evidente pedofilia: scoprì che aveva fra le sue amanti occasionali anche una ragazzina quindicenne e immediatamente decise di separarsi. Il secondo matrimonio, con un artista del jazz, Artie Shaw: secondo Ava un «prepotente». Un esempio? Artie volle insegnarle a giocare a scacchi e le procurò un maestro. Ma poi si incazzava, e tentava (tentava) di menarla pure perché Ava, più intelligente di lui, lo batteva regolarmente. L’ultimo matrimonio – il terzo – fu con Frank Sinatra. E qui siamo al clou della vita, non solo sentimentale, di Ava Gardner. Sinatra era «un dio arrogante, che puzzava di sesso». Il matrimonio durò sei anni, dal 1951 al 1957, funestato da molte incomprensioni. In primis, la stella della Gardner a Hollywood si accendeva e brillava ogni giorno di più, mentre Sinatra, soprattutto al confronto, sembrava ineluttabilmente in decadenza.- Lui depresso tentò il suicidio. E lei, inarrestabile, fuggì in Spagna, dove puntualmente ebbe una storia d’amore con Ernest Hemingway e, guarda caso, grazie a lui le esplose la passione per la drammaticità delle corride, e per il fascino dei toreri. In pochi giorni conquistò anche il fascinosissimo Dominguin («Una dolce follia»). «Rimpiangi di non aver sposato Ava Gardner?», un giornalista una volta chiese a Dominguin. Risposta chiara e perentoria: «No, perché non mi avrebbe lasciato tempo per toreare». Poi un altro ricco sfondato, il miliardario Howard Hughes, «un razzista puzzolente». E il regista John Huston, «Lo adoravo, mi manca, nessuno mi conosceva come lui», e Robert Mitchum che le fece fumare una canna di hashish, e infine («siamo usciti una sola volta»), il mafioso Bugsy Siegel, il mitico gangster che creò Las Vegas. Ava, come Orson Welles e pochissimi altri, adorava stupire il mondo di Hollywood, e dei giornali, con le sue battute impertinenti e a volte feroci. Eccone alcune. Lana Turner? «Le piacevano i gangster, sul serio». Elizabeth Taylor? «Non è bella, è carina. Io ero bella». Grace Kelly? «Adorava le scommesse. Una volta abbiamo scommesso 20 dollari che Hyde Park fosse più grande del Principato. Lei diceva di no. Vinsj io. Mi mandò i dollari, un Magnum di Dom Perignon e un pacchetto di aspirine per dopo la sbornia. Mi conosceva bene». Il nostro patriottismo è un po’ mortificato dalla reticenza di Ava-rubacuori sulla storia d’amore cor. Walter Chiari, che risale al 1957 a Roma. Forse perché finì questa è probabilmente una leggenda, durante una cena nella quale Chiari aveva fatto una irridente imitazione di Frank Sinatra, da poco suo ex marito, la Gardner, furiosa e indignata, fuggì dal ristorante e si diresse a Fiumicino, per prendere il primo volo disponibile per gli Stati Uniti. L’inizio del romanzo d’amore tra Ava Gardner e Frank Sinatra viene raccontato in modo poco plausibile, ma suggestivo, così… Ava era diretta sulla sua Cadillac verde alla festa per i 25 anni degli Mgm Studio. Era il 10 febbraio 1949, sul Sunset Boulevard, a Los Angeles: una Cadillac nera la superò per poi rallentare e farsi superare è così via. Finalmente la Gardner capì che alla guida dell’altra auto c’era Frank Sinatra. Hanno scritto addirittura che lei, lusingata, pensò: «Riesce a flirtare anche alla guida di un’automobile». Vero 0 falso che fosse, l’episodio avrebbe inaugurato l’inizio di una storia d’amore tra le più passionali e focose, litigiose e tormentate nella storia di Hollywood. Fra tradimenti e riappacificazioni, i primi veri problemi si delinearono dopo pochi mesi… Ava prese a lamentarsi della loro vita sessuale. E solo molti anni dopo la fine del matrimonio, il rapporto tra i due si trasformò in una profonda amicizia. Dopo il divorzio Sinatra tentò il suicidio molte volte prima di capire, e soprattutto accettare, che la relazione tra lui e Ava era destinata a trasformarsi in un rapporto diverso. Lui precipitò in una depressione autodistruttiva, lei si consolava con il whisky, fino a diventare un’alcolista
quasi irrecuperabile. Nel per il film II colonnello Von ‘ Ryan e invitò Ava nella sua villa fuori Roma. Lei bevve e bevve tantissimo, tanto che Frank dopo cena disse all’attore Brad Dexter: «È l’unica donna che abbia mai amato in vita mia! E ora eccola qui, è diventata un’ubriacona». Ogni anno Sinatra le inviava un enorme mazzo di fiori per il suo compleanno, lei lo sistemava con cura sopra il mobile della camera da letto per poter guardarlo ogni sera. Furono certamente vittime tutti e due di quel mondo hollywoodiano che Sinatra definì così: «Ti mangia e poi ti sputa». Frank diceva agli amici: «Certo, è facile dire di lasciarla se non sei innamorato di lei». E lei di lui raccontò: «Il fatto è che io e Frank ci somigliavamo troppo, nel bene e nel male. Una volta mia sorella mi disse: “Sei Frank in reggicalze”. Aveva ragione. Ma come si poteva resistere a Frank? Tra le lenzuola era impareggiabile! Mi ha dedicato tante di quelle canzoni che ancora oggi quando le ascolto non posso fare a meno di commuovermi. Le
pagnificato. A letto non abbiamo mai avuto problemi. Ma cominciavano subito, appena fuori, già sulla strada del bidet». Nel gennaio 1988 Ava Gardner, devastata dall’alcol e dalle sigarette, fu colpita da un ictus. Su consiglio di Dirk Bogarde mandò a chiamare il giornalista inglese Peter Evans, che era stato autore di una biografia di Onassis, e gli disse di raccogliere le sue memorie. «Sono praticamente al verde», gli confidò. «Non mi resta che scrivere un libro o vendere i gioielli. Ai miei gioielli sono affezionata e poi sono certa che i miei vizi e i miei scandali si vendano meglio delle pietre preziose». Ava Gardner morì di polmonite nel gennaio del 1990, in due anni Peter Evans raccolse le sue confessioni incontrandola molte volte nel suo appartamento londinese. Ava era rimasta parzialmente paralizzata, ma le sue facoltà intellettive erano integre. Era nata il 24 dicembre 1922, a Grabtown, Carolina del Nord, negli Stati Uniti. Morì il 25 gennaio 1990 a Westminster, Londra. Era l’ultima di sette figli di una famiglia poverissima. Fu scoperta a diciotto anni, durante un viaggio a New York, da un agente della Mgm che aveva visto una sua foto nella vetrina di un fotografo, cognato della Gardner. A Hollywood molte comparsate, ma presto si fa notare al fianco di Burt Lancaster nel film noir, tratto da un racconto di Hemingway, I Gangsters (1946) di Robert Siodmak. Anche se priva di studi (a 23 anni aveva letto soltanto la Bibbia e Via col Vento) il suo fascino travolgente la fa diventare presto la più bella attrice del cinema dell’epoca. Nel 1952 interpreta insieme a Gregory Peck Le Nevi del Kilimangiaro di Henry King. Poi in Mogambo (i953) di John Ford interpreta uno dei suoi ruoli più romantici insieme a Clark Gable e Grace Kelly. Nel 1954 viene chiamata, insieme a Bogart. per La Contessa scalza di Joseph Mankiewicz. Nel 1956 George Cukor la dirige nel melod r a m m a Sangue misto. Nel 1958 la Maja desnuda di Hermann Kosterlitz e nel 1959 un personaggio drammatico in L’ultima Spiaggia di Stanley Kramer. Nel 1964 interpreta La Notte dell’Iguana di John Huston, subito dopo si trasferisce in Spagna, frequentando l’ambiente delle corride; poi si trasferisce a Londra (per evitare noie con il fisco). Gli ultimi film sono comparsate di lusso: L’Uomo dei sette Capestri (1972); Terremoto (1974); Il Giardino della Felicità (1975); Cassandra Crossing (1976). I suoi abiti nascevano dalle preziose creazioni delle note stiliste italiane, le sorelle Fontana. È inserita dall’American film institute al venticinquesimo posto tra le più grandi star Con The Voice un matrimonio tormentato e una solidissima amicizia dopo il divorzio Morì di polmonite dopo aver dettato piccanti memorie Le dolute insicure dovrebbero eleggerla a idolo. Non fu mai opportunità e rifiutò le avance di uomini potenti e miliardari. Sempre libera.

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