Così l’impresa di Armstrong, Collins e Aldrin ruppe un incantesimo per noi ragazzi

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L’estate della Luna, la mia rivoluzione 1969-2019

Borman, Lovell e Anders: da allora non cesso un solo istante l’interesse per le missioni lunari , imparai a memoria i nomi degli astronauti, fantasticavo su cosa avessero trovato una volta posato piede sul quel satellite, immaginavo che sulla luna ci fossero prati e case, bimbi felici che giocavano con le comete: era quello che la fantasia mi suggeriva fortemente, anche se la mia consapevolezza mi indicava il contrario.La Luna prima delle missioni Apollo era un astro lontano, rappresentava amore e mistero, Giulietta e Romeo o l’uomo lupo che si trasformava sotto l’influenza della Luna. Ma soprattutto i contadini: la semina del grano e la raccolta dell’uva che doveva seguire i cicli lunari senza trasgredire un solo istante.La Luna misteriosa e vagabonda tra le nuvole e le nebbie provocava una forte attrazione, un conforto saperla amica e a volte traditrice del mondo contadino degli uomini presuntuosi e superstiziosi che navigavano tra realtà e fede. Poi fu il tempo di Stafford, Cernan e Young e Apollo 10: una missione che attestò la possibilità concreta di un allunaggio morbido per la missione che venne dopo, quella che doveva aprire una nuova era, quella delle conquista dello spazio.Era una notte calda e afosa del mese luglio del 1969 quando Armstrong posò il piede sulla Luna: tutta la mia famiglia seguiva con enfasi le varie fasi e il simpatico teatrino tra Tito Stagno e Ruggero Orlando da Houston, e l’intrigante allunaggio che fu anticipato un minuto prima da Tito Stagno, poi finalmente rettificato da Ruggero Orlando in diretta dalla Nasa.Sullo schermo di quella televisione in bianco e nero seguimmo le fasi dello sbarco, ci sembrava impossibile che degli uomini dentro quelle piccole macchinette fossero arrivati fin lassù: era un passo enorme, quasi impossibile, che noi dai salotti di casa non potevamo minimamente immaginare, tanto era la grandezza di quel evento.Da quel momento noi ragazzi di quel tempo la Luna la percepimmo in modo diverso, come se l’incantesimo e il mistero di quell’astro si fosse disciolto. I segreti della Luna si dileguarono dentro la nostra fantasia, divennero una realtà che imparammo a apprendere: metteva in luce il dubbio, l’uomo aveva infranto un sogno, la realtà che Armstrong, Collins e Aldrin svelarono fu da una parte entusiasmante scientificamente, ma fu anche un passo verso la consapevolezza che i sogni e le passioni hanno due volti: quello spirituale e poetico della nostra evanescenza e quello scientifico delle nostra esistenza di uomini.

Bruno Murialdo, lastampa.it

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