È morta Toni Morrison, premio Nobel per la Letteratura

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La scrittrice, premio Pulitzer e premio Nobel per la letteratura nel 1993, aveva 88 anni. È stata la prima donna afroamericana a ricevere il riconoscimento dell’accademia svedese

È morta in un ospedale di New York Toni Morrison, premio Nobel nel 1993, tra le più importanti voci della letteratura americana del ‘900. La scrittrice, vincitrice anche del premio Pulitzer per la narrativa con Beloved nel 1988, aveva 88 anni.Toni Morrison (il suo vero nome era Chloe Anthony Wofford) era nata in una famiglia operaia di Lorain, Ohio, nel 1931. I suoi genitori erano arrivati in Ohio dall’Alabama, lasciando il Sud come milioni di altri neri americani nei primi decenni del ‘900, con la speranza di sfuggire al razzismo che non era finito con la fine della schiavitù: un movimento epocale, splendidamente raccontato da Isabel Wilkerson in Al calore di soli lontani.Avida lettrice quand’era bambina, Morrison era cresciuta ascoltando le storie della tradizione orale afroamericana che le raccontava suo padre. Quelle storie sarebbero divenute, trasfigurate da un linguaggio originale e potente, uno degli elementi centrali della sua narrativa: nei suoi saggi avrebbe poi scritto spesso della necessità di una letteratura afroamericana che continuasse a raccontare storie che sennò sarebbero andate perdute.Dopo aver studiato in una storica università nera, la Howard di Washington, aveva insegnato inglese in vari atenei. Si era sposata con un architetto giamaicano, Harold Morrison, aveva avuto due figli, si era separata dal marito e li aveva cresciuti da sola, cambiando città e lavori fino ad approdare prima a Syracuse e poi a New York, a metà degli anni Sessanta, come editor per la casa editrice Random House. Qui aveva, tra l’altro, incoraggiato gli autori afroamericani, contribuendo alla scoperta di alcuni di loro tra i quali Toni Cade Bambara e il poeta Henry Dumas, ma aveva anche lavorato ad alcuni dei libri che hanno contribuito a formare l’immaginario di intere generazioni black. Fu Morrison l’editor dell’autobiografia di Angela Davis, nel 1974, e l’anno dopo di The Greatest: My Own Story di Muhammad Ali. Fu sempre Morrison a volere The Black Book, un volume che raccontava la vita degli afroamericani attraverso saggi, fotografie, citazioni del poeta Henry Dumas. Tutto il suo lavoro editoriale fu il suo contributo alla lotta per i diritti civili. In molti sensi, un lavoro politico.Il suo debutto letterario avvenne quando aveva quasi quarant’anni, nel 1970, con L’occhio più azzurro (The Bluest Eye) in cui narra la storia di una bambina nera, cresciuta in povertà e abusata dal padre, che sogna di avere gli occhi azzurri per somigliare ai bianchi. Inizia così l’indagine di Morrison sul tema dell’identità, dell’appartenenza alla comunità nera, del razzismo che porterà avanti anche nei dieci romanzi successivi. Tra i più famosi: Sula, L’isola delle Illusioni e Amatissima.Molto riservata, diceva però della sua vocazione letteraria che “essere una scrittrice nera non è un brutto posto da cui scrivere. Non limita la mia immaginazione, la espande”. E così aveva fatto, libro dopo libro. Aveva contribuito ad espandere l’immaginazione, la comprensione di cosa significava essere donna, e nera, negli Stati Uniti. Ma non solo: come accade a tutti gli scrittori di talento, aveva in realtà reso quell’esperienza – essere discendente di schiavi, parte di una minoranza povera ed emarginata – una riflessione universale sul potere e la disuguaglianza, partendo dal corpo e dallo sguardo: come guardiamo noi stessi, come lo sguardo degli altri ci costruisce e ci imprigiona.Commentando la pubblicazione della sua raccolta di saggi The Source of Self Regard, qualche mese fa James McBride aveva scritto sul New York Times parole che ora suonano come un elogio postumo: “Ha regalato ogni iota del suo talento americano al Grande sogno americano. Non quello delle armi e delle bombe, ma l’altro: quello della pace, della giustizia, dell’armonia razziale, della letteratura, della musica e della lingua. Quello che ci mostra come essere liberi se ci avvolgiamo in esso”.

Lara Crinò, repubblica.it

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