Vacanze proibite per 20 milioni di italiani in difficoltà economica

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Circa 20 milioni di italiani non andranno in vacanza tra giugno e settembre, principalmente per motivi economici. Sono ancora tante le famiglie che non possono permettersi di partire per le ferie, ma rispetto all’anno scorso aumenta 8anche se solo dello 0,3%) il numero degli italiani che hanno trascorso o trascorreranno una vacanza fuori casa durante il periodo estivo tra giugno e settembre, dormendo almeno una notte fuori casa.

Sempre a causa della crisi, altre famiglie ridurranno la spesa per le vacanze, come sottolinea un’indagine previsionale di Federalberghi. La federazione attende un giro d’affari di 21,8 miliardi, in calo del 10 per cento rispetto all’anno scorso: oltre 2 miliardi in meno rispetto ai 24,1 miliardi stimati per il 2018. «L’aspetto economico – commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – condiziona fortemente l’orientamento sulla preferenza della vacanza. Agosto in questo senso, è il mese che probabilmente paga più di ogni altro la crisi. Malgrado il quadro non sia particolarmente esaltante, conforta il fatto che la durata media delle vacanze si attesta sulle 10 notti, mantenendosi sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno».

Chi ne risentirà di più sono i bambini, sottolinea un report di Openpolis: Secondo l’elaborazione di dati Istat fatta dalla fondazione aggiornata al gennaio 2018, tra le famiglie con uno o due figli piccoli, la percentuale di quelle che non possono permettersi una settimana via in un anno è pari al 40 per cento circa. La quota sale al 49,1 per cento tra quelle con tre o più figli minori. Il dato ha subito variazioni anche molto significative negli ultimi 15 anni, di pari passo con la crisi economica. Tra il 2010 e il 2012 la quota di famiglie che hanno rinunciato alle vacanze per motivi economici è aumentata, arrivando al 50% in quelle con uno o due figli e superando il 60% dai 3 figli in su.

Le famiglie la cui persona di riferimento è laureata, hanno dovuto rinunciare alle vacanze per motivi economici nel 19% dei casi. Quota che sale al 35,4 per centose la persona di riferimento ha il diploma e al 52,3 per cento se ha la licenza media. In caso di licenza elementare, due terzi delle famiglie casi hanno dovuto rinunciare alle vacanze per ragioni economiche. «Questo dato – riporta ancora il rapporto di Openpolis – aiuta anche a focalizzare l’aspetto più odioso della povertà educativa: la sua tendenza all’ereditarietà. Le famiglie con meno istruzione e quelle più povere tendono a coincidere».

Eppure per i bambini le vacanze estive sono un momento molto importante. «Tra le altre cose – precisa il report – riguardano il suo diritto al riposo, al gioco e al tempo libero, una prerogativa inalienabile sancita dall’articolo 31 della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia».

Fausta Chiesa, Corriere.it

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