Huawei, parla Ren Zhengfei: “Le spie? Gli Usa. Europa e Cina mercati complementari”

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«Con il 3G e il 4G gli Stati Uniti guidavano la tecnologia mondiale. Potevano fare spionaggio con i loro apparati. Ora Huawei ha effettuato il sorpasso. Con i nostri prodotti non possono più farlo come prima».

Quindi ora lo farete voi per il governo cinese?
«Il governo non ci ha mai chiesto di installare porte di accesso sui nostri apparati. Lo ha detto più volte il premier Li Keqiang. Lo ha esplicitato anche Yang Jiechi, nel Comitato Centrale del Partito Comunista cinese. Se lo facessimo nessun cliente al mondo acquisterebbe i nostri prodotti e io mi ritroverei pieno di debiti».

Come fa ad opporsi se glielo chiedessero? Lei è un autorevole membro del Partito comunista.
«Mi opporrei. Noi siamo disponibili a firmare con qualunque Paese al mondo un accordo che impone il divieto di installare backdoor».

Ren Zhengfei, 74 anni, ex tecnico dell’esercito popolare cinese, è stato dipinto come “principe malvagio” dal presidente Usa Donald Trump. Ha fondato Huawei, diventata in trent’anni la più grande azienda al mondo negli apparati per le telecomunicazioni. Secondo gli americani la quinta colonna tecnologica del Partito comunista, inserita nella “Entity List” di aziende in grado di minacciare la sicurezza nazionale. Ren ha incontrato per 90 minuti i media italiani nel quartier generale di Shenzhen.

Huawei è nei fatti fuori dalla fornitura di apparati per la rete Core di tutte le telco europee, l’infrastruttura sulla quale viaggiano le informazioni sensibili dei governi. L’Italia stava pensando di esercitare il potere di veto anche sulle reti periferiche degli operatori tlc ma il caso vuole che abbiate appena annunciato investimenti per 3 miliardi e ora sembra che il decreto sul golden power si stia arenando.
«Sa che cosa hanno dichiarato recentemente nel Parlamento britannico? Solo con il nostro Core network si potrà raggiungere il livello più avanzato di tecnologia sul 5G. La legge sul Golden Power dell’Italia renderebbe molto più difficoltoso lavorare da voi, ma siamo sicuri che non ci sarà una restrizione di questo tipo».

Ha avuto la disponibilità del premier Conte? Vi siete appena incontrati in Cina
«Abbiamo avuto un incontro molto amichevole. Ha mostrato fiducia nei nostri confronti. Possiamo comprendere che ci siano dei dubbi. Ma ciò che conta è la nostra capacità di lavorare bene».

Anche la Commissione Ue ha messo nel mirino Huawei: rischiate di finire fuori mercato?
«Dipenderà dalle scelte dei governi e degli operatori. Posso dirle che abbiamo rapporti consolidati con le telco europee. Costruiremo l’infrastruttura a regola d’arte, nonostante le pressioni americane».

Però nel frattempo si sta innescando una guerra commerciale senza precedenti tra Stati Uniti e Cina che coinvolge anche l’Europa. E sul banco degli imputati ci siete proprio voi.
«Penso che dobbiate smettere di seguire il modello americano, svincolandovi dalle ideologie. Cina ed Europa hanno mercati perfettamente complementari sia dal lato della domanda che dell’offerta. La vostra stabilità politica dipende dal benessere del ceto medio. Pensi all’industria dell’auto. Tutti sappiamo che le auto europee sono quelle con la qualità più alta. Questo è il momento per rafforzare le sinergie commerciali sino-europee. La Cina rappresenta un enorme mercato e ha abbassato le tasse sui prodotti di lusso».

Volete portarvi l’Europa dalla vostra parte in un mondo ormai diviso in due da un punto di vista tecnologico?
«Dovreste guardare al futuro. Quando gli Usa smetteranno di litigare con la Cina potrebbero trovare un’Europa alleata con Pechino, perché è stata in grado di entrare sul mercato cinese con la qualità dei suoi prodotti. Pensi anche all’industria ferroviaria e a quella dell’aviazione. L’alta velocità cinese è costruita con tecnologia tedesca, francese e giapponese. Gli aerei le compagnie cinesi li comprano in Europa».

Con sua figlia, Meng Wanzhou, arrestata in Canada e Huawei “bannata” dagli Usa: non le conviene trattare con Trump? Oppure è il governo cinese ad impedirglielo?
«Ci sono trattative in corso col governo americano. Ma siamo in causa sia a Dallas sia a New York. Crediamo che la via legale sia la migliore. Riguardo a mia figlia le posso dire che non ha commesso alcun reato. Siamo convinti che la legge canadese lo accerterà restituendoci una sentenza giusta e trasparente».

Rischiate di avere un crollo nei profitti e che i vostri smartphone siano privati dei sistemi operativi di Google ed Apple: quanto ci metterete a creare il vostro software e ad essere indipendenti?
«Già adesso possiamo esserlo per garantire continuità di fornitura ai nostri clienti. Sul lato software serve qualche tempo in più perché non è una questione di sistema operativo, ma di ecosistema di applicazioni. Il nostro sistema Hongmeng è diverso da Android, è progettato per l’Industria 4.0 e per l’Internet delle Cose. Permette l’automazione totale della manifattura e la guida automatica delle auto grazie al nostro 5G. Per adottarlo bisogna però utilizzare la nostra rete Core».

Che l’Europa probabilmente non adotterà: ci sta dicendo che saremo in ritardo sul 5G?
«Con qualche anno forse sì, ma poi ci arriveranno anche i nostri concorrenti come Nokia ed Ericsson. Anche la Cina al momento non può utilizzare il nostro 5G, perché la legge cinese prevede un bando di gara con almeno tre concorrenti sullo stesso piano. Stiamo aspettando i progressi dell’americana Qualcomm».

Però voi non siete così trasparenti. La struttura azionaria è simile ad un modello cooperativo in cui gran parte dei dipendenti diventano azionisti. Abbiamo visto la famosa “register room” con il vostro libro soci. Lei però ha diritto di veto sulle scelte del board. Perché non vi quotate ad Hong Kong dimostrando di essere un’azienda veramente internazionale? E poi ha pensato al suo successore?
«I nostri bilanci sono revisionati dall’americana Kpmg, abbiamo maggiore trasparenza rispetto alle aziende quotate in Borsa, che spesso non lavorano onestamente. La società già prevede un meccanismo di successione come si evince dal mio ultimo intervento in assemblea dei soci di cui le mostrerò il verbale (che plana sul tavolo in pochi secondi portato da un assistente, ndr.). Ora mi sento la persona più adatta a guidare la società. Non darò le dimissioni, ho le competenze per portare Huawei fuori dal tunnel. Devo andare avanti non solo per salvare mia figlia, ma anche per difendere l’azienda che ho creato».

Non crede che il lancio della criptovaluta Libra da parte di Facebook agganciata al dollaro Usa permetta agli Stati Uniti di conservare l’egemonia? Crede che potranno avere accesso al club della Libra anche banche ed aziende cinesi?
«Anche la Cina è in grado di emettere valute del genere, perché aspettare la Libra? La forza di uno Stato è maggiore di quella di un’azienda Internet».

Fabio Savelli, Corriere.it

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