Paterno Calabro

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Cesare Lanza alla scoperta delle particolari bellezze italiane

Andiamo a conoscere l’antico borgo che sorge a 18 km da Cosenza, situato a 700 metri di altezza e che conta 1400 abitanti. Vi parlo oggi di Paterno Calabro e vi chiedo scusa perché si tratta di una mia radice personale affettiva. Siamo a 18 km da Cosenza, 700 metri di altezza, 1400 abitanti. A Cosenza sono nato e a Paterno trascorrevo le mie vacanze da bambino, nella casa dei miei nonni. Indimenticabile la sagra con parenti, amici e contadini che si teneva ogni anno, in occasione dell’uccisione del maiale: infinite varietà di piatti, bevute, musiche e anche balli. Sarei felice per una vostra visita, anche se dubito che possiate vivere l’incanto dei miei ricordi. Il nome di Paterno, al di là di infinite discussioni, deriva, a mio parere, dal latino paternus, cioè paterno: un significato analogo al settentrionale paderno. Per raggiungere il mio borgo d’infanzia allora e oggi è consigliabile un viaggio breve in auto, o la mitica “corriera” che parte da Cosenza. Il documento più antico in cui si fa menzione del paese proviene da Oppido Mamertina, datato 1188. Nel 16° secolo, Paterno era definito un villaggio nobile e ricco, addirittura grande e popoloso: alcuni storici assegnano a Paterno persino una sede vescovile nell’anno 1000. Il paese fu dominato dagli Angioini, dagli Svevi e dagli Aragonesi. Il paternese per eccellenza fu Francesco da Paola che fra le deliziose colline visse e operò’ in santità per 40 anni. Nel 1915, pochi anni prima che i miei nonni materni vi costruissero la loro grande casa, Paterno fu colpita da un devastante terremoto, per fortuna senza neanche una vittima. Ed eccomi alle segnalazioni gastronomiche : in primis i miei adorati “cullurielli”, ciambelle a volte impreziosite da acciughe e formaggio. Ne erano ghiotti, pensate un po’, già gli antichi romani. Un altro cibo povero e semplice è la “pitta” fatta di patate lesse, farina, lievito e sale, passate in olio bollente nella padella. A natale irrinunciabili i dolci per i giorni di festa: turdilli, scauìlle e chianuìlle. Troppo complicato descrivervi le ricette, vi prego di gustarli, se potete, alla mia salute e non resterete delusi.

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