Il successo non porta sempre la felicità

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(di Tiziano Rapanà) Del cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna, non me ne frega nulla. Tanto per essere chiari. Se ne parla pure fin troppo, c’è modo per evitare questo supplizio? Per me la celebrazione, del cinquantesimo, è una notizia irrilevante. Avrei voluto parlarvi di Camilleri, ma non posso farlo. Del suo universo letterario so pochissimo, comprai molti anni fa un giallo del Commissario Montalbano e non mi piacque. Avrei dovuto informarmi meglio sulla figura dello scrittore, per potervene parlare. Stamattina ci ho anche provato, ma sono stanchissimo. Mi sono limitato a leggere il fiume di retorica bagnato dalle dichiarazioni dei vip e dei personaggi delle istituzioni, che hanno fatto il loro standard tributo allo scrittore. Non ho letto una riga interessante. Banalità nient’altro che banalità. Uno scrittore amato e celebrato in tutto il mondo avrebbe meritato un commiato più originale. Avrei voluto scrivere io qualcosa di diverso, ma non ho avuto la forza per informarmi meglio sulla sua figura. Qualche tempo fa, avevo visto in tv il suo spettacolo teatrale e mi era piaciuto. Lo volevo rivedere, ma non ce l’ho fatta. Perdonatemi, se potete, questa notte non ho dormito. L’ho passata a leggere e a fare zapping in tv. Su Rete 4 ho beccato un film, che avevo già visto qualche anno fa. Si chiama Da Corleone a Brooklyn, lo ha diretto il re del cinema di genere nostrano Umberto Lenzi, con protagonisti il divo dei polizieschi Maurizio Merli e Mario Merola. Bello, coinvolgente, anche se non ho mai visto – in un film o in una fiction – un mafioso siciliano parlare in napoletano. Vi voglio parlare di  una notizia che mi ha colpito. Il ritiro, a dir poco prematuro, del rapper Rocco Hunt. L’artista, nato a Salerno nel 1994, noto per aver vinto Sanremo Giovani nel 2014 con Nu juorno buono, ha deciso di smetterla con la musica. “Mi hanno privato e ancora adesso mi stanno privando della mia liberta”, queste sono state le prime parole dell’artista su Instagram, “Sono anni che continuamente vi prometto che l’album nuovo uscirà presto e per un motivo o per un altro non riesco a condividerlo con voi… non me la sento più di continuare e credo sia meglio lasciarvi con il bel ricordo che avete di me”. E ancora: “Ho troppe pressioni e forse è arrivato il momento di mollare tutto e darla vinta a tutte le persone che vorrebbero la fine della mia musica”. I fan e i suoi colleghi si sono stretti attorno a lui, dandogli conforto e chiedendogli di non mollare. Io non me la sento di unirmi al coro: rispetto il dramma di un artista vittima di uno stress, figlio di un mondo infame. Il successo non porta sempre la felicità. La storia è piena di artisti dannati dal successo. Gente che ha perso anche la libertà di uscire di casa e di poter andare al bar e mangiare un gelato come una persona qualunque. Il mondo canoro di Hunt mi lascia indifferente, musicalmente preferisco altre costellazioni sonore. Tuttavia mi è sempre parso un artista serio e corretto, che non merita di vivere in questo turbine di tribolazioni. Gli auguro il meglio, fa bene a fermarsi.  Adesso deve pensare a sé e alle sue cose.

tiziano.rp@gmail.com

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