Offida

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Cesare Lanza alla scoperta delle particolari bellezze italiane

Oggi siamo arrivati nelle Marche, vicino ad Ascoli Piceno. Nel borgo di Offida gli abitanti sono meno di mille, l’altitudine neanche trecento metri sul livello del mare. L’origine del nome risale al greco per l’etimologia di Ophis=serpente, e poi ai romani per il significato di Oppidum, ovvero città fortificata.  Arriviamo ad Offida prendendo l’autostrada A14 da nord, cioè da Bologna, e uscendo a Grottammare/San Benedetto nord: seguiamo le indicazioni e dopo una quindicina di chilometri arriviamo alla meta. Da sud, invece, si esce a San Benedetto sud/Ascoli Piceno. Per poi proseguire sul raccordo autostradale Ascoli-mare e uscire a Castel di Lama.  Storicamente Offida è documentata dal decimo al terzo secolo a.c. Nel 1291 il papa Nicolò IV ratifica l’autonomia comunale, per altro già in vigore all’inizio del secolo. Nel 1860 si costituisce un comitato rivoluzionario contro l’esercito pontificio, sconfitto a Castelfidardo.  Da visitare il monumento alle merlettaie, nel centro del borgo; il Santuario di San Agostino luogo di culto costruito tra il XIV e il XV secolo; la trecentesca chiesa di Santa Maria della Rocca di Offida, caratterizzata da un’architettura particolare, con un corpo compatto e esteso tanto in lunghezza quanto in larghezza e chiuso da ben tre absidi. Se volete tener d’occhio il calendario degli eventi e delle manifestazioni, vi segnalo il carnevale il 17 Gennaio: allegria senza freni, feste con banchetti, processioni mascherate. Inoltre, la sagra del Chichì, una pizza farcita, la prima domenica di agosto. E infine la settimana del merletto dal 1 all’8 luglio, un’intera settimana con l’intento di valorizzare l’arte del merletto a tombolo tramandata di madre in figlia quale patrimonio storico e culturale. Ci godiamo anche a Offida la solita sosta gastronomica: oltre al Chichì da gustare con il vino Offida, prodotto a Fermo e ad Ascoli Piceno, con specialità come la passerina e il pecorino: vini bianchi e un pregiato rosso. Infine vi segnalo con piacere i Taccù, un piatto povero, una sorta di tagliolini piuttosto grossi e impastati senza uova, e cucinati in due modi: in brodo con un soffritto di cipolla e pancetta, oppure asciutti al pomodoro.

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