Scrivere, una questione di charme

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(di Tiziano Rapanà) Ma avete visto la finale del premio Strega? Lo so, arrivo in ritardo. L’ho vista e mi è molto piaciuta la conduzione di Pino Strabioli, un grande dello spettacolo che porta avanti – quasi in solitaria – una bella idea di tv intelligente. Non discuto la vittoria di Scurati, un vincitore vale l’altro. Per quanto avrei definito da uno scrittore fiero del suo impegno civile, di godersi la vittoria in maniera altrettanto civile, anziché bere a canna… Bisognerebbe fare un appello a tutti gli scrittori, per persuaderli ad evitare la solita cafonata che sancisce la fine del rito del premio. Quest’idea fetente di bere dalla bottiglia il liquore Strega in segno di vittoria è l’espressione del peggior cattivo gusto. Un’autentica cafonata. Pensate a come sarebbe bello, vedere il vincitore sorseggiare il meritato liquore in un elegante bicchierino da degustazione, servito da un cameriere (i bicchierini griffati Strega sono non solo ideali all’occasione, ma esteticamente fenomenali). E invece no: ogni anno ti tocca vedere quelle orrende foto, e i video e la diretta e tutto il corredo multimediale, che fanno male al cuore. Ogni anno è un dolore, o meglio è un “bestia che dolore!” con tanto di sequela di tribolazioni facciali alla Massimo Boldi. Scrivere è una questione di charme, che prevede il rispetto di rigidi protocolli attinenti al bon ton. Vuoi scrivere? Devi prima seguire obbligatoriamente delle lezioni di stile, di buon gusto estetico. In modo tale che qualora tu dovessi vincere il premio Strega, avresti la prontezza di dire: “No, grazie. Dalla bottiglia, no!”. Devi seguire l’esempio di Edoardo Albinati, vincitore dello Strega del 2016: forse fu l’unico, certamente uno dei pochi degli ultimi anni, a bere dal bicchiere. Tuttavia “bere dal bicchiere” non vuol dire nulla: bisogna saper bere, così come saper perdere – non tutti sanno maneggiare l’arte di saper gestire una sconfitta (io stesso sono un rosicone). Urge pertanto una scuola di charme per aspiranti scrittori. Si potrebbe proporre anche in tv (Rai3 o anche LaF), a mo’ di reality show (tipo “la scuola” di Amici). Immagino un corpo docente importante in grado di insegnare ai ragazzi cos’è mai lo stile – e non mi riferisco allo stile letterario, che uno deve imparare da sé diffidando dei modelli culturali attualmente vigenti.  Per il corpo docente penso ad un qualcosa di vario non necessariamente legato ad una élite culturale. Penso, ovviamente, ad Edoardo Albinati, Fulvio Abbate, Gianni Fantoni (cercate i suoi libri sul web, propongono un umorismo garbato ed elegante), Giampiero Mughini (che stasera farà in suo debutto come presentatore con la trasmissione, Quelli della Luna su Rete 4), Nadia Terranova e Roberto Gervaso… sembrano nomi a caso, perché un corpo docente senza un programma didattico è inutile. Ma io non ho ancora idee sul tipo di materie che dovrebbero formare gli aspiranti scrittori, affinché acquiscano le basi dello charme nella vita e nella letteratura, probabilmente mi affiderei all’ingegno dei professori capaci di “inventare” una materia adatta allo scopo. Comunque queste parole sono inutili, perché tanto l’anno prossimo si ripeterà il solito copione incentrato sulla sgarbatezza.

tiziano.rp@gmail.com

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