Daimler, secondo profit warning in 20 giorni

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In attesa di pubblicare i conti relativi al secontro trimestre il 24 luglio, il gruppo tedesco Daimler  oggi ha lanciato un profit warning, il secondo a distanza di venti giorni circa da quello del 24 giugno scorso. La casa automobilistica di Stoccarda, guidata dal nuovo amministratore delegato Ola Källenius, questa mattina ha tagliato ancora una volta le prospettive sugli utili per il 2019 dopo aver constatato che quelli del secondo trimestre sono stati ben al di sotto delle aspettative del mercato. Intanto il titolo ha aperto oggi in ribasso del 4,4% al Dax di Francoforte.

Il produttore di automobili tedesco ha reso noto oggi che gli utili relativi al secondo trimestre prima di interessi e tasse sono inferiori a 1,6 miliardi di euro rispetto a 2,6 miliardi di euro dell’anno precedente. In tal senso l’Ebit è stato colpito da maggior accantonamenti per richiami di auto più lunghi del previsto in Europa e nel resto del mondo relativi agli airbag giapponesi Takata, risultati difettosi. E quindi gli accantonamenti sono aumentati di circa 1 miliardo di euro, ha detto Daimler.

Quanto alle spese relative al procedimento sul diesel in corso, sono aumentate di circa 1,6 miliardi di euro. Inoltre, Daimler  ha dichiarato che una revisione in atto del portafoglio prodotti porterà ad un impatto negativo sulla divisione Mercedes-Benz Vans per 0,5 miliardi nel secondo trimestre. Tenendo conto di queste misure, insieme ad una crescita inferiore alle attese del mercato automobilistico, Daimler  prevede che l’Ebit del gruppo per il 2019 sarà “significativamente inferiore” rispetto al livello dell’anno precedente.

Il profit warning di oggi segue quello di giugno, ma è stato preceduto da altri allarmi sugli utili a ottobre e luglio del 2018, per il gruppo tedesco che sta affrontando indagini in corso sia in Europa sia negli Usa per l’accusa di inquinamento eccessivo dei suoi veicoli diesel. Daimler  deve richiamare 60 mila Mercedes diesel in Germania dopo che è stato scoperto che sono equipaggiate con un software in grado di distorcere le emissioni nei test. Il modello coinvolto è Mercedes-Benz GLK 220 prodotto tra il 2012 e il 2015.

Da quando quattro anni fa la concorrente Volkswagen  aveva confessato di aver manomesso i test per le emissioni negli Usa, nel mirino sono finite anche le altre società automobilistiche. Daimler  aveva già ordinato il richiamo di 3 milioni di vetture per ridurre le emissioni inquinanti dei suoi motori diesel.

Elena Dal Maso, Milano Finanza

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