Cervo Ligure

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Cesare Lanza alla scoperta delle particolari bellezze italiane

Siamo a una decina di chilometri dal centro di Imperia Il nome di questo borgo deriva dall’antica parola latina servo, letteralmente “offrire servizi”.Siamo a una decina di chilometri dal centro di Imperia. Per me un ricordo giornalistico importante: perché, da giovane, intervistai il famoso centrattacco della Juventus John Charles, che sceglieva queste spiagge per la sua vacanza. Il nome di Cervo deriva dall’antica parola latina servo, letteralmente “offrire servizi”. Si usava nell’antichità inserirlo all’entrata delle locande, per indicare una buona ospitalità. In seguito Servo venne storpiato in Cervo. Potete raggiungere il borgo, che oggi vi segnalo, in auto: prendendo l’autostrada dei fiori A10 e uscendo a San Bartolomeo al Mare. In treno le stazioni più vicine sono quelle di Diano Marina e di Andora.Qualche pillola di storia come d’abitudine. Forse pochi sanno che il primo nucleo abitato risale addirittura all’età preistorica: accoglieva i Liguri Ingauni , antica popolazione locale. Poi Cervo fu una conquista dell’Impero Romano dal 181 avanti Cristo fino alla caduta del 476 dopo Cristo. Si proclamò indipendente all’inizio del 13° secolo, accettando il protettorato della Repubblica di Genova. Come molti altri luoghi tra il 16° e il 17° secolo fu il bersaglio di numerose incursioni dei temibili pirati saraceni. Razzie violente e brutali. L’attrazione di Cervo era il traffico commerciale del corallo, che veniva pescato in Sardegna e Corsica. Arriviamo all’annessione al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814. L’anno dopo Cervo è inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814 . E infine entra nel Regno d’Italia nel 1861. A questo punto ci concediamo la solita sosta gastronomica . Se vi piace l’olio fine, potete farne una scorta qui: è molto rinomato. Idem, se avete curiosità per un eccellente vino bianco, il famoso Vermentino. Se vi fermate a pranzo o a cena, il pesce è ottimo e fresco, vi consiglio le seppie in zimino, con l’utilizzo di bietole o spinaci e pomodoro. E i cuculli, frittelle preparate con farina di ceci. Se avete fortuna potete assaggiare anche il preboggion, una miscellanea di verdure: verza primaticcia, raperozolo, ortica, borraggine, radicchio selvatico, bietole, cerfoglio, pimpinella, cicerbita e talegua e chi più ne ha, più ne metta. Va bollita, strizzata e passata in padella con olio, aglio e un filetto di acciuga. I pansoti al sugo di noci sono la ricetta più popolare per utilizzare il preboggion.

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