Calcata

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Cesare Lanza alla scoperta delle particolari bellezze italiane

Oggi restiamo nel Lazio e andiamo a una quarantina di chilometri da Viterbo. Meno di mille abitanti, altezza poco più di duecento metri. Il nome di questo borgo risale alla fine del settimo secolo, deriva probabilmente dal verbo calcare. Per raggiungerlo si prende la Cassia Veientana, e dopo la terza uscita per Campagnano e Mazzano Romano, si seguono le indicazioni per Calcata.     Il borgo era abitato fin dall’ era preistorica. Nel duecento Calcata entrò nell’orbita della nobile famiglia degli Anguillara, che vi eressero un castello e una cinta muraria. Calcata fu abbandonata nel primo Novecento, poi in virtù del suo fascino decadente e surreale cominciò a essere ripopolata da artisti, artigiani e intellettuali, venuti negli anni sessanta da ogni parte del mondo alla ricerca di un rifugio genuino ed estraneo alla società industriale e consumistica. Sosta gastronomica. Vini sontuosi, cibi classici appartenenti a una storia millenaria. Da non perdere i brasati di chinghiale, le scamorze fatte a mano, la pasta fresca.      L’acquacotta è il piatto principale, composto da quattro ingredienti: pane raffermo, cicoria di campo, mentuccia e olio extravergine, da aggiungere a crudo. Durante le sagre, il piatto più amato è la minestra o zuppa di castagne, solitamente accompagnata da gnocchetti. I Tozzetti infine sono il dolce più famoso: biscotti secchi con nocciole, tradizionali a natale. Il borgo è molto piccolo, per la visita bastano poche ore. Vi si accede attraverso un’unica porta, circondata da fortificazioni. I vicoli acciottolati e tortuosi offrono sorprese ad ogni passo, costeggiano le case decadenti, impreziosite da fiori e piante. Nei weekend, una vivace animazione: mercatini, musicisti di strada, mostre e altri eventi.  Vi raccomando una puntatina alle cascate di Monte Gelato, all’interno del parco regionale della Valle del Treja, incontaminato. Rosse rocce di tufo, in una fitta vegetazione. Un posto magico tra castelli medievali e boschi, scelto da molti registi come un particolare set cinematografico: ad esempio, qui è stata girata la scena della distruzione del paesello nell’irresistibile film “Amici miei”. Ma anche Sergio Corbucci, Andrei Tarkovskij, Luca Barbareschi e Fabrizio De Andrè hanno dedicato una significativa attenzione a Calcata.

 

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