Bussetti annuncia “più posti a Medicina”, ma i giovani medici contestano: “Fateci specializzare”

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I camici grigi, quei circa 15 mila medici che non riescono a lavorare per mancanza di possibilità di entrare in un canale formativo post-laurea, non ci stanno e contestano il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che ieri ha firmato i decreti per aumentare i posti ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria. E se questa in apparenza potrebbe sembrare una bella notizia, così non è per che quella laurea ha già ottenuta e si trova, appunto, in un zona grigia. Tra le voci più autorevoli di quel mondo c’è l’Associazione Liberi Specializzandi, che sulla sua vetrina Facebook ha scritto, proprio in relazione al post in cui il ministro rivendicava l’allargamento degli accessi: «L’Italia non ha bisogno di medici, ha bisogno di specialisti. La gobba pensionistica ci sarà da ora fino al 2025. Gli iscritti nel 2019 saranno i medici del 2025 e gli specialisti del 2031 anno in cui la gobba pensionistica sarà finita. Oggi non servono studenti di medicina, oggi servono borse di specializzazione, e a 7 giorni dal concorso non c’è ancora la ripartizione dei posti disponibili. Senza programmazione, il sistema è destinato al collasso». L’Als ha più volte ricordato come «ogni anno siano 15 mila i medici italiani che vanno a specializzarsi al’estero, un danno per il nostro Paese di 225 milioni».

Sotto il suddetto post di Bussetti sono oltre 7 mila i commenti, la maggior parte di quali di contestazione, proprio a firma di molti di quei medici che non riescono a specializzarsi. A tal proposito viene evidenziato come il 2 luglio a fronte di 8 mila posti disponibili si presenteranno al test 20 mila giovani medici. Anche qui la richiesta al governo è netta: «Raddoppiate le borse di specializzazione», diventato anche un hashtag. La quasi totalità dei commenti accusa l’allargamento degli accessi a Medicina come mera propaganda elettorale e in tanti evidenziano come le osservazioni non gradite vengono rimosse da chi modera la pagina del ministro. Il tenore dei messaggi è più o meno sempre lo stesso: «È inutile aumentare il numero di studenti di medicina se non aumentate di pari passo le borse di specializzazione! I medici ci sono, mancano gli specialisti!» scrive Diana La Malfa.

«Se non garantite un rapporto 1:1 con le borse di specializzazione sempre senza medici in corsia stiamo», è l’osservazione di Alessandro Torreggiani, mentre Malema Pàm Rago evidenzia le difficoltà in cui i medici sono costretti a lavorare: «Negli ospedali la situazione è critica perché mancano specialisti per fare una turnistica umana. I neolaureati aspettano anni prima di entrare in una scuola di specializzazione che nel 70% dei casi non è la prima scelta, il che implica specializzazioni lasciate a metà percorso e i posti vacanti non rimpiazzati. Il tutto a discapito degli specialisti e, soprattutto, dei pazienti.Per non parlare del burn out a cui si va incontro prestissimo. Ma il problema è il test d’ingresso. Ovvio».

Roberto Pavanello, La Stampa

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