Con Airbnb un (parziale) rientro al Sud per affittare le case di vacanza

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Potremmo definirla come l’unica tendenza anticiclica dell’emigrazione Sud-Nord, che negli ultimi 10 anni ha visto andare via oltre 2 milioni di giovani dal Meridione per trovare migliori opportunità di lavoro. Al momento è trainata dalla facoltà di avere una rendita a disposizione (un immobile o un terreno) ed è facilitata da un sistema di relazioni tale da riuscire ad entrare nella filiera del turismo inquadrandosi in una delle diverse «professioni Airbnb». La piattaforma online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio per brevi periodi con i privati che dispongono di uno spazio extra da affittare sta costruendo attorno a sé un indotto di startup e di lavori che consentono di attenuare questo «impoverimento generazionale» di saperi e competenze che si è verificato al Sud.

Al netto degli host che pubblicano un annuncio su Airbnb per condividere una stanza o un appartamento stanno crescendo una serie di figure parallele nei servizi accessori, che si stanno configurando come un’opportunità per chi ha deciso che vuole rientrare da questo esodo collettivo. Quella più interessante è quella del property manager, che s’inserisce nel settore della consulenza immobiliare. Si tratta di intermediari che gestiscono più immobili di vacanza (in Sicilia, Sardegna e Salento questa figura sta decollando) che vengono spesso assunti da una serie di startup che potremmo definire da «indotto Airbnb». Come SweetGuest e Intown, che sono co-host professionali della piattaforma californiana.

Consulenti che si occupano della gestione concreta dei vacanzieri: dal disbrigo delle pratiche burocratiche alla promozione dell’alloggio. Ma anche i fotografi d’interni stanno ritrovando una loro dimensione. Professionisti specializzati nelle immagini di ambienti e di elementi architettonici in grado di valorizzare aspetti come il design e la luce. Senza dimenticare gli home stager, coloro i quali valorizzano un immobile, alle stregua dell’attività di un agente, con l’obiettivo di affittarlo per brevi periodi. A monte di questa filiera stanno riacquisendo prestigio sociale anche gli architetti d’interni, con una specifica curvatura nella ristrutturazione di alloggi a fini turistici. Molti al Sud hanno una seconda casa spesso ereditata dai nonni e hanno pensato di riconvertirla come immobili da affittare su Airbnb.

La nuova tendenza, alla quale potremmo attribuire anche una dimensione sociologica, è quella esperienziale. Molti host, proprietari di alloggi, stanno costruendo un’offerta aggiuntiva basata su una proposta esperienziale. Molti si dedicano a far vivere al vacanziero luoghi caratteristici del territorio, condividendo il proprio tempo, passione e talento con l’affittuario/viaggiatore. Al momento su Airbnb sono pubblicate in Italia oltre 30mila esperienze diverse in più di mille città. Chiara, ad esempio, ex hostess di volo è tornata a vivere in Sardegna a Paulilatino e propone ai turisti la preparazione di prodotti del territorio, come la sas pardula per Pasqua o la pasta fresca per ogni occasione. Giuseppe è tornato a Bruca, nelle valli trapanesi, coinvolge i vacanzieri nella produzione di olio d’oliva biologico sfruttando gli ettari di terreno che ha a disposizione. Corrado insegna invece tutti i segreti del pomodoro vicino a Noto in Sicilia. Dal Siccagnu al datterino.
Fabio Savelli, Corriere.it
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