Terroni caput mundi / Prima dell’Alba c’è sempre Sottile. Anche in prima serata

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E Zichichi si confessa: «C’è qualcuno più intelligente di noi che ha creato tutto»

WEEK END NELLA MIA COSENZA MI SEMBRAVA FOSSE BARCELLONA
(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Sono stato nel week end a Castrolibero, attiguo a Cosenza (mia città di origine), per una piccola conferenza su Oriana Fallaci. Non amo la Fallaci e non vi annoierò parlandone ancora: se qualcuno è interessato, può leggere sul mio sito ‘la Mescolanza’ il ritratto che scrissi di lei. Del weekend,molto piacevole, scriverò invece ancora qui e a trove: mancavo da Cosenza da alcuni anni, sono rimasto entusiasta, la movida intorno a mezzanotte mi ha momenti felici, remoti, di Londra, Barcellona, Nizza. Una trasformazione inattesa e coinvolgente (non solo per la movida, sia chiaro!). Vivo a Roma, da Cosenza me neandai a vent’anni, mi è venuta voglia di tornarci, per la mia stagione senile.

SALVO SOTTILE (DA PALERMO…) TORNA IN TIVÙ IN PRIMA SERATA
Il giornalista Salvo Sottile (Palermo, 31 gennaio 1973) torna con ‘Prima dell’alba –la rampa’, il programma tivu che quest’anno passa in prima serata. Renato Franco ha scritto sul Corriere della Sera: “Dopo aver girato l’Italia da Nord a Sud per raccontare oltre cento storie di vita notturna, Salvo Sottile affronta questa nuova via crucis crepuscolare partendo da un edificio abbandonato della periferia romana, la rampa di un parcheggio in rovina, un luogo simbolico dove il giornalista incontra persone che raccontano storie esemplari, lente di ingrandimento su mondi sommersi, spesso dimenticati e lontani dal circo mediatico.” Il filo rosso che unisce le storie è il racconto degli ultimi, chi ha perso la strada, chi ha deragliato dalla vita ed è sopravvissuto solo grazie alle imperfezioni del destino. La rampa è un abisso che sprofonda verso il basso, popolato da anime dolenti, uomini e donne ai margini”. Nel corso delle sei puntate Sottile accenderà la luce notturna sulla Mafia foggiana (“gente spietata che spara in faccia ai nemici”); sugli ultimi carbonai della Calabria; sul degrado del bosco della droga di Rogoredo a Milano; sull’emergenza abitativa nelle grandi città; sul lato trasgressivo della notte (“avvocati di giorno, maestri della frusta di notte”); sui battenti di Verbicaro che con tappi di sughero pieni di vetri s iinfliggono una penitenza sulle gambe (“è l’occasione per parlare di fede e religione”)» (ore 21.20, su Rai Tre).

ANTONINO ZICHICHI, UN’INTERVISTA DA TRAPANI AL “SUPERMONDO”
Strepitosa intervista di Roberta Scorranese al novantenne Antonino Zichichi (Trapani, 15 ottobre 1929), sul Corriere della Sera. Eccone una spremuta, di frutto in frutto: si parte da una stanza dominata da due scrivanie completamente sommerse da carte, formule, lettere, libri e appunti. Professor Zichichi, che caos. «È il minimo: sto cercando il Supermondo». È da tanto che lo cerca? «È la mia scommessa. Quando e se riuscirò a trovarlo dimostrerò che il mondo ha molte più dimensioni di quelle a noi familiari. E renderò l’estremo omaggio a Galileo Galilei… Galilei era convinto che noi non siamo figli del caos, che esiste una logica rigorosa sottesa a tutte le cose del mondo. La sua umiltà lo portava a pensare che le leggi della natura sono le impronte di chi ha creato tutto questo. Perciò scienza e fede non sono contrapposte”. Sempre stato credente? «Sempre… Sono convinto che ci sia qualcuno più intelligente di noi che ha fatto tutto». Siciliano di Trapani, novant’anni il prossimo ottobre. Che infanzia ha avuto? «Avevo un padre antifascista che mi aprì gli occhi quando i professori, a scuola, ci cantavano le meraviglie del duce. Un giorno tornai a casa, raccontai quello che ci diceva la maestra e papà mi disse:“Nino, non è vero niente”». Poi la guerra, lo sbarco degli alleati in Sicilia. Lei dov’era? “Ci rifugiammo in campagna, mi ricordo benissimo la visione dei carri armati tedeschi che prendevano la ritirata. Maturava in me l’antifascismo che poi mi porterà, molti anni dopo, a coltivare una grande amicizia con Sandro Pertini… Poi Pertini divenne presidente della Repubblica e Karol Wojtyla fu eletto Papa. La notte e il giorno, il socialista ateo e l’anticomunista viscerale… Io all’epoca stavo riabilitando Galilei. Pertini mi telefonò e disse: “Ma il nuovo Papa lo sa che lei ha un amico ateo?”. Io riferii al Pontefice, che rispose: “Pertini la fede ce l’ha negli occhi”. E tra di loro nacque un legame fatto di lealtà,discussione, reciproca comprensione…”. “Ma vuole che le racconti di quella volta che Gorbaciov mi mandò un aereo a Ginevra?… Mi portò a Mosca in gran segreto e mi chiese di fare da tramite con la comunità scientifica americana per prepararla a un importante discorso che avrebbe tenutoe per smussarel e controversie e le diffidenze.Da Mosca volai in California, e dissi: “Quando parlerà Gorbaciov non direte bau”. Fu così». Oggi, a novant’anni, di che cosa ha paura? «Dell’istinto dell’umanità verso l’autodistruzione.Vede, non è detto che quelle famose bombe nucleari della Guerra Fredda non possano tornare. La Nord Corea non mi spaventa, mi spaventa il nostro Occidente». Professore, dopo tanti anni ha voglia di fare lei un gesto di distensione verso Piergiorgio Odifreddi che nel 2003 scrisse «Zichicche», facendo ironia nei suoi confronti, cosa che lei non ha mai perdonato? «No, perché io ho fatto delle scoperte, non mi sono limitato a parlare di scienza per dire qualcosa. E prometta: se lei in questa conversazione non ha capito qualcosa, non la scriva».

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