Terroni caput mundi / Marco Carta e il presunto furto. Un giallo senza fine. Per ora

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(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) La clamorosa vicenda del cantante Marco Carta, accusato di averr ubato sei magliette in un grande magazzino, è tuttora confusa e irrisolta. Proviamo dunque a fare il punto, riferendo il lungo sfogo di Carta, ospite di Barbara D’Urso. Una premessa opportuna: Marco (Cagliari, 21 maggio 1985) è diventato famoso nel 2008, grazie alla vittoria ottenuta al talent show ‘Amici’ di Maria De Filippi, poi con il primo posto al Festival di Sanremo 2009, con “La forza mia”.

FURTO ALLA RINASCENTE
Ed eccoci al lungo monologodi Carta a “Live non è la d’Urso”. Era stato fermato venerdì 31 maggio insieme all’amica Fabiana Muscas per il presunto furto di sei magliette da 1200 euro alla Rinascente di Milano. Ha parlato per la prima volta: “Non sono stato io. Non sono stato rinviato a giudizio, ho chiesto io al giudice di essere processato per direttissima”. Il giudice non ha convalidato il fermo e rinviato il processo al prossimo 16 settembre. Carta si è concesso qualche giorno di vacanza a Mykonos incompagnia delfidanzato. Il suo è stato un lungo monologo, interrotto dalla commozione e dal dispiacere di ritrovarsi protagonista di una brutta vicenda. “Era venerdì sera e, come messo a verbale, sono stato fermato con una donna,una mia amica (un’infermiera sarda non iscritta all’albo, ndr). La conosco da tanto tempo. Scusa Barbara, sembro poco lucido perché sono molto scosso. È difficile, quando sei in un manicomio, dimostrare che non sei un pazzo. Io avevo una busta con delle cose e naturalmente avevo lo scontrino. Con me c’era una mia amica. All’uscita suona l’antitaccheggio e in maniera assolutamente tranquilla ci siamo fermati. Ho aperto la mia busta senza alcun problema. Ma ci hanno detto “seguiteci” e hanno tirato fuori delle magliette dalla borsa della mia amica”.

IN CELLA FINO ALL’ALBA
“Ero sconcertato, allibito, mi stavo stropicciando gli occhi, ho detto “ma cosa succede? perché?”. Non ho ricordi lucidi, i momenti sono stati brutti. Mi ripetevo che ero una brava persona, mi sono sempre definito distratto, leggero, ma mai avrei detto che mi poteva succedere una cosa del genere. I poliziotti ci hanno perquisito e da quel momento hanno detto”ci potrebbe essere un arresto”. Li abbiamo seguiti in maniera separata, in due macchine della polizia e ci hanno portato al fresco, dentro una sorta di carcere, non so dove, in una cella. Eravamo separati. È successo tutto tra le 20 e le 21, il mio fidanzato non ha saputo nulla fino all’una di notte. Mi hanno detto che avevo diritto a chiamare l’avvocato, ma io nemmeno ci pensavo, avevo bisogno di sentire la mia famiglia. Sono rimasto dentro fino alle 4-5 del mattino, poi è arrivata una donna, una poliziotta molto gentile, che ha detto che avrei dormito a casa. Ero scioccato, fissavo il vuoto, pensavo alla mia famiglia. Una macchina della polizia mi ha accompagnato a casa e la mattina alle 8 sono tornati a prendermi. Mi hanno portato in Tribunale e il magistrato non ha trovato prove, mentre ha trovato cose che non tornavano nella dichiarazione dell’addetto alla sicurezza messa a verbale. Proprio quest’atto mi ha fatto rilasciare”.

ADDETTO ALLA SICUREZZA
Barbara d’Urso manda una clip riassuntiva delle parole dell’addetto alla sicurezza che aveva fatto scattare il controllo: “Vedevo entrambi prelevare le maglie, entravano nei camerini, lei passava le maglie al ragazzo, poi dava la borsa al ragazzo e all’uscita non vedevo più le maglie, salivano al 4° piano e entravano in bagno da dove il ragazzo usciva subito dopo. Poco dopo hanno fatto allarmare le porte antitaccheggio”. Nel bagno sono state ritrovate le placche antitaccheggio. Marco Carta non vuole e non può scendere in particolari perché è aperto un procedimento e la sua amica a sua volta nega di aver rubato le magliette. In maniera confusa, Carta risponde alla ricostruzione dell’addetto: “Non è vero che non avevo le maglie quando sono uscito dal camerino, c’erano migliaia di persone come fa a dire che non le avevo? C’è un grande errore alla base di questa storia. Dopo 2-3 ore alla Rinascente sono andato in bagno a fare la pipì, scusate eh se anch’io faccio la pipì. Però preciso che al quarto piano non ci sono i bagni”. Poi Marco Carta si incarta, forse lo choc gli ha confuso le idee: “Non posso dire più di tanto perché c’è il processo. Ma ci tengo a dire che non sono stato rinviato a giudizio. Il giudice ce l’ha chiesto perché così potevo avere più tempo per crearmi una difesa, io invece ho detto no e ho scelto la direttissima.”. A metà settembre la prima udienza.

I SOCIAL IMPERVERSANO
Marco Carta è amareggiato per i commenti dei social: “Io sono stato così stupido da leggere troppe informazioni, ho sbagliato ad aprire Instagram, ho letto le cattiverie che mi hanno scritto, da”devi morire” a “meriti la prigione”.Queste cose mi hanno fatto male”. Il vincitore di ‘Amici’ è sconfortato, si fa forza per non piangere e ci riesce: “Non mi piace piangere davanti alle telecamere. Non sono preoccupato per me, ma per la mia famiglia e il mio fidanzato, odio piangere in pubblico… Io cammino a testa alta perché non ho fatto niente. Sai Barbara, uno dice “e sti cazzi di quello che pensa la gente”, ma io ci penso,non posso infischiarmene. Sono loro che mi hanno reso quello che sono e quindi non può non interessarmi”. La battuta più perfida sui social: “Marco, ti seguo fin da Sanremo: quando hai vinto con rapina a mano disarmata”.

IL PADRE DI FABIANA
Infine: il padre di Fabiana Muscas, la donna fermata con Marco Carta e per la quale è stato convalidato l’arresto (nella sua borsa sono state rinvenute lecostose magliette e il cacciavite per togliere l’antitaccheggio, ma chi ha rubato non si era accorto dell’etichetta flessibile) ha dichiarato a “L’Unione Sarda” che la figlia si è presa la colpa per alleggerire la posizione del cantante: “Mia figlia si è presa la responsabilità per salvare lui. Fabiana è riservata e onesta. Per quel che sapevamo doveva andare a Roma a incontrare alcuni amici”,

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