L’Ocse riscrive le regole sulla tassazione digitale

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L’Ocse riscrive le regole per la tassazione dell’economia digitale e attende le decisioni della politica. L’organizzazione parigina ha pubblicato ieri il piano di lavoro che definisce il programma per raggiungere un accordo globale sulla riforma della tassazione internazionale delle società. Ma se l’organizzazione ha presentato delle proposte già a gennaio scorso, fino ad oggi, nessuna delle alternative è ancora stata scartata dai paesi membri. Il documento presentato ieri è stato concordato dal gruppo di 129 paesi dell’Inclusive Framework del Beps (il progetto contro l’erosione delle basi imponibili e il trasferimento degli utili) che si è incontrato martedì nella capitale francese (si veda ItaliaOggi del 29 aprile). Il programma di lavoro che sarà presentato la prossima settimana ai ministri del G20 a Fukuoka, in Giappone, indirizza i gruppi di lavoro dell’Ocse a svolgere attività tecniche su una serie di opzioni illustrate. Tuttavia, il Framework ha insistito su come il lavoro tecnico dell’Ocse «non può sostituire la discussione di questioni fiscali politicamente sensibili tra paesi». Il programma quindi mantiene l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine del 2020 utilizzando il concetto dei «due pilastri» come punto di partenza per le discussioni. Tuttavia, se si vuole rispettare tale data, il documento anticipa che è «necessario raggiungere un accordo politico già a fine 2019». Nell’ambito del primo pilastro, i paesi valuteranno se i profitti delle società debbano essere tassati nei paesi in cui si trovano gli utenti che utilizzano i servizi e, in caso affermativo, come dovrebbero essere distribuiti gli stessi tra i diversi paesi. Nell’ambito del secondo pilastro, si esplora la possibile introduzione di un’aliquota minima mondiale sulle società per disincentivare il trasferimento degli utili. I due pilastri sono stati presentati già il 9 gennaio scorso ma il nuovo documento approfondisce i differenti possibili approcci e domande da esplorare per ciascun pilastro. Per quanto riguarda il primo pilastro, il documento presentato a gennaio aveva suggerito tre diversi criteri che potevano costituire il calcolo per la distribuzione dei profitti: «partecipazione degli utenti», «marketing intangibles» e «presenza economica significativa». Ma vista la mancanza di accordo su tale tema, dove il primo è voluto dall’Europa, il secondo dagli Usa, e il terzo da un gruppo di paesi in via di sviluppo guidati dall’India, il nuovo programma di lavoro elimina questi aspetti e organizza le idee in modo diverso. Cerca di evidenziare il terreno comune tra le diverse proposte suddividendole in regole di «nexus» e «attribuzione di profitto».

ItaliaOggi

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