La Borsa va male? Il “capo” lavora gratis

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Se avesse fatto un buon lavoro avrebbe guadagnato grazie all’andamento dei titoli, invece in Borsa è andata male e allora, per la prima volta, un Ceo si è assunto lo stesso rischio degli azionisti. Tre mesi fa Doug Parker, 57enne amministratore dell’American Airlines – una delle compagnie aeree più famose al mondo e la più grande per fatturato, flotta e passeggeri trasportati -, s’è staccato da solo l’assegno dello stipendio annuale: da 12 milioni di dollari, a 10 mila (neanche 9 mila euro). Tre zeri in meno non sono pochi, ma i 10 mila sono in realtà il costo dell’assicurazione sanitaria, che l’azienda deve garantirgli per legge: di fatto, quest’anno ha lavorato completamente gratis. La paga milionaria a cui era abituato finirà tutto in azioni della società: d’ora in poi, quanto guadagnerà sarà legato all’evoluzione delle piazze finanziarie.

«Veniamo da un periodo di crisi – ha annunciato ai membri del board – ma dobbiamo guardare avanti con fiducia, non giocare sulla difensiva». Il messaggio è però rivolto anche ai rivali delle competitor Delta e United Airlines, affinché seguano il suo esempio e rinuncino a compensi staccati dal contesto aziendale, slegati dai risultati, i cui costi in negativo ricadono su azionisti e dipendenti. Un’impresa titanica: i cedolini dei «capi» delle compagnie statunitensi registrano un aumento medio del 5% l’anno, nonostante il calo medio del 5,8% dei titoli. C’è poi la sproporzione dei ricavi. David Zaslav, Ceo di Discovery, ha guadagnato nel 2018 129,4 milioni di dollari, contro i 42 milioni del 2017: un incremento del 206%, venti volte più del 10,5% di utili registrati dagli azionisti. E là dove si decide di “moralizzare” il salario, il taglio è minimo: nonostante il 14,9% di perdite, lo stipendio della Ceo di General Motors , Mary Barra, è calato di appena lo 0,4 passando da 22 milioni a 21,9.

Giuseppe Gaetano, Corriere.it

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