I segreti delle star / Greta Garbo

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L’aliena che amava le donne perché si sentiva Dorian Gray

La Divina di Hollywood seduceva con il suo stile androgino. Scoprì l’amore lesbico grazie a Marlene Dietrich. E lasciò le scene a 36 anni per sfuggire alla celebrità

(di Cesare Lanza per LaVerità) Il ritiro improvviso e prematuro dalle scene distingue per sempre la Divina, nella storia del cinema. Scelse il silenzio. Famosa per i ruoli da femmina fatale e per il suo stile androgino seducente, con un temperamento indipendente. E pochi conoscono le sue tendenze saffiche, con varie relazioni e la passione segreta per Marlene Dietrich. A 36 anni decise di abbandonare Hollywood: teneva più alla libertà che al successo e così visse per il resto della sua lunga vita nell’esilio mediatico che si era autoimposta. Nessuna apparizione pubblica, nessuna intervista, nessuna foto posata, nessuna dichiarazione, nessuna partecipazione a feste, eventi, premi. Niente di niente! Greta Garbo visse per mezzo secolo la sua seconda vita, fino alla morte, a 85 anni, come una donna qualunque. Proprio lei, che non lo era mai stata. Affascinante più di ogni altra star di Hollywood di quel periodo, con il suo accento nordico (era di origine svedese) e il corpo maschile, le spalle larghe, il volto dall’incarnato lunare, le sopracciglia sottili, la Garbo è stata l’attrice più amata del cinema muto degli anni Venti e di quello sonoro degli anni Trenta. È ricordata fin da subito, quando era una ragazza ventenne non pienamente consapevole della sua presenza scenica, per il suo gusto istintivo per le stravaganze di classe. Cambia il suo cognome in Garbo, che riecheggia quello di Bethlen Gàbor, un importante sovrano ungherese del Seicento, e si veste in modo insolito… Insolito per le abitudini del tempo s’ intende: pantaloni, camicia accompagnata da cravatta, giacche maschili. La sua sensualità è esplosiva, non solo per gli uomini. A metà degli anni Venti, grazie a La vita senza gioia di Georg Pabst diventa famosa in Europa e ottiene un buon contratto con la Mgm. E presto diventa la Divina. Con questo soprannome interpreta per un decennio, dal 1927 al 1937, una ventina di ruoli sovrapponibili: è la donna fatale, la tentatrice o comunque l’ amante, la vamp provocante, la seduttrice senza scrupoli né morale. Le piace? No, affatto. Vorrebbe altro. Desidera fortemente ruoli diversi, eventualmente anche comici. Dovranno passare tante fatali pellicole – quelle che costruiranno il mito della Garbo – prima che venga proposta come protagonista di un film sonoro. S’intitola Anna Christie e viene lanciato con lo slogan «Greta Garbo parla!» (Hollywood diffidava parecchio della sua cadenza mitteleuropea). Dopo qualche anno, nel 1939, il regista Ernst Lubitsch prende una decisione azzardata, che si rivela azzeccata: in Ninotchka la Garbo «ride per la prima volta» e si rivela una brava e versatile attrice. Il pubblico e i critici sono però volubili: passano pochi anni e Non tradirmi con me viene accolto con freddezza. Greta Garbo ne soffre molto e forse questa delusione, unita all’ insofferenza sempre più forte verso i fotografi che non le danno tregua, la spingono a compiere un taglio drastico. Stop al cinema, stop ai paparazzi, stop al set e al pazzo mondo di Hollywood.Greta Garbo ha solo 36 anni, ma non tornerà più sui suoi passi.

Greta Garbo e Marlene Dietrich avrebbero avuto una torbida relazione saffica. È quanto sostiene un libro di Diana McLellan. Secondo l’autrice, l’attrazione tra la Divina e l’Angelo azzurro si accese nel 1925 sul set del film La vita senza gioia in cui Greta era coprotagonista e Marlene una semplice comparsa. «Dietrich all’ epoca aveva 23 anni. Era una giovane madre, audace, esperta del mondo, sessualmente vorace e anche troppo contenta di pilotare Greta in un’ esplorazione del nuovo mondo dei bar per gay e lesbiche, dei cabaret e dei circhi sessuali, e di introdurla a una sessualità senza inibizioni», scrive McLellan. Ma il rapporto tra le due dive fu di breve durata e le due donne finirono per avere rapporti così tesi che a un certo punto – e per anni – negarono di essersi mai conosciute. «Marlene scoprì che Greta era una provinciale di vedute ristrette. E non le andava a genio che la futura Divina avesse la spiacevole abitudine di portare biancheria sporca». Un fatto, quest’ultimo, che Dietrich non avrebbe mancato di rinfacciare all’amante lasciandola «traumatizzata e piena di vergogna». Il fascino della Garbo proveniva anche dalle ferite che, chiaramente, le erano state inferte dalla Dietrich. Per Greta, che considerava la segretezza come l’essenza del sesso, ecco Marlene, la donna capace di sedurre Greta diciannovenne nei camerini della Compagnia del Teatro di Berlino di Max Reinhardt, «usando solo la bocca», per poi mettere in giro la voce che la Garbo «era grande lì sotto». La Divina mandò la sua amante di mezza età Salka Viertel – già amante anche della Dietrich a Berlino – a dire che se la Dietrich si fosse lasciata sfuggire a Hollywood anche una sola parola sul loro legame, lei le avrebbe distrutto la carriera. La voracità sessuale di Marlene era vistosa tanto quanto la solitudine della Garbo. Tra le altre conquiste femminili della Divina vi è anche la poetessa aristocratica, di origini spagnole, Mercedes de Acosta, con la quale organizzò fantomatiche e comunque leggendarie «gite a seno nudo» in Sierra Nevada. La relazione è stata descritta come «l’ amore della sua vita», per la poetessa. Tuttavia le testimonianze del tempo non riescono a chiarire se la Garbo ricambiasse i sentimenti amorosi della de Acosta: era Greta ad avere il controllo della relazione, le due stavano insieme per lunghi periodi, poi distanti per altri, secondo i capricci della Garbo. Nel 1944 Greta decise infine di interrompere la burrascosa relazione, chiedendo alla de Acosta di smettere di inviarle poesie e lettere dove celebrava il suo amore. L’ ultima poesia conosciuta scritta dalla de Acosta per la Garbo risale a questo periodo. Negli anni Sessanta la Divina però fu ricattata dall’ex amante lesbica, che minacciava di vendere al migliore offerente delle lettere compromettenti. A rivelarlo, in un’ intervista pubblicata dal settimanale britannico Sunday Telegraph, è Sam Green, che fu per quasi vent’ anni amico e confidente della diva. L’ ex amante era malata e si trovava in difficoltà finanziarie: fece sapere a Greta che aveva urgente bisogno di denaro e che per averlo era pronta a vendere le loro lettere d’amore. Erano cinquantacinque missive, scritte a partire dal 1932, quando era cominciata la relazione, durata alcuni anni, prima che si trasformasse in amicizia. Un legame che s interruppe soltanto con la pubblicazione dell’autobiografia di Mercedes de Acosta, omosessuale dichiarata, che si vantava di poter andare a letto, a Hollywood, con qualsiasi donna le piacesse. Greta Garbo non accettò il ricatto, malgrado alcuni amici, come il grande fotografo britannico Cecil Beaton, le consigliassero di pagare. Tuttavia, ricorda Sam Green, qualcuno (rimasto anonimo) saldò le spese mediche di Mercedes de Acosta fino al 1968, quando la donna, dopo una lunga malattia, morì. La poetessa mantenne fede alla parola data e non vendette le lettere compromettenti, malgrado avesse ricevuto cospicue offerte.

Per tentare di comprendere l’inquieta, e segreta, personalità di Greta Garbo, è utile riflettere su alcune sue esternazioni. «Un momento ero felice e l’attimo dopo molto depressa: non ricordo di essere stata davvero bambina come molti miei altri coetanei. Ma il gioco preferito era fare teatro: recitare, organizzare spettacoli nella cucina di casa, truccarsi, mettersi addosso abiti vecchio stracci e immaginare drammi e commedie». «Non c’è nessuno che mi vorrebbe… Non so cucinare». «Chiunque ha un sorriso continuo sul volto nasconde una durezza quasi spaventosa». «Non ho mai detto: “Voglio essere sola”. Ho detto: “Voglio essere lasciata in pace”. C’è un mondo di differenza». «Vivo come una monaca: con uno spazzolino da denti, un pezzo di sapone e un vasetto di crema». «Hollywood? Qui tutto è noioso, incredibilmente noioso, così noioso che non posso credere sia vero». Utili sono anche le valutazioni di coloro che l’hanno conosciuta bene, o anche osservata è studiata, nella vita e nel lavoro. Per prima, Marlene Dietrich: «Greta Garbo? Il suo grosso limite è stato di prendersi troppo sul serio. Ha creduto davvero, a un certo punto della carriera, di essere una Divina sul pianeta Terra e ha piantato tutto». Roland Barthes: «La Garbo offriva una specie di idea platonica della creatura. Il suo appellativo di Divina mirava indubbiamente a rendere, più che uno stato superlativo della bellezza, l’essenza della sua persona corporea, scesa da un cielo dove le cose sono formate e finite nella massima chiarezza». Truman Capote: «Greta Garbo ha portato al cinema un senso di poesia che nessun altro ha mai saputo raggiungere. Forse, solo Charlie Chaplin».

Era nata a Stoccolma il 18 settembre 1905, morì a New York il 15 aprile 1990 (Greta Lovisa Gustaffson, il suo vero nome). La sua famiglia viveva nella povertà a Södermalm, un quartiere popolare. Ancora quindicenne, alla morte del padre, abbandonò la scuola per contribuire al sostentamento della famiglia come commessa. Fu notata per la sua avvenenza e le fu chiesto di posare come modella e di apparire in due brevi cortometraggi pubblicitari. Si trovò così, a 16 anni, a passare dal lavoro di commessa a quello di comparsa in un film comico. E debuttò come protagonista nel film La leggenda di Gösta Berling del 1924. Subito diede prova di quel talento drammatico che le procurò grandiosi successi nella stagione d’ oro degli anni Trenta, in film come Anna Christie, Romanzo, Margherita Gauthier, Ninotchka (che le valsero altrettante nomination agli Oscar) e Anna Karenina. Ebbe l’Oscar alla carriera nel 1955. Si spense al Medical center di Manhattan il 15 aprile del 1990, nascosta nel totale anonimato che aveva voluto. Greta Garbo era nota anche per la professionalità. Si presentava sul set alle 9 in punto, già truccata, pettinata e vestita per la prima scena in programma. Allo stesso modo, era rigida sulla fine dell’orario di lavoro, alle 18 in punto. Leggendaria la sua estrema riservatezza. Non si presentava mai alle prime dei suoi film, disdegnava le passerelle. Ma alcuni testimoni raccontano di averla incontrata, in cinema di periferia, ad assistere da sola ai suoi lavori, in posti ordinari, senza farsi riconoscere. La sua era un’esistenza spartana. Secondo la testimonianza del regista Albert Lewin, Greta Garbo avrebbe voluto recitare nel ruolo di Dorian Gray nella trasposizione cinematografica del capolavoro di Oscar Wilde, unico ruolo per il quale sarebbe stata disposta a tornare in scena. Nonostante gli sforzi del regista tuttavia, la produzione fu contraria. Per la sensibilità dell’ epoca, l’ idea che una donna potesse recitare in un ruolo maschile, per di più in un film già potenzialmente scandaloso, all’ epoca era impensabile.

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