Brexit salva il made in Italy: le aziende Uk fanno incetta di scorte

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Pari e patta. Ma la crescita zero dell’export italiano a marzo è in realtà il risultato di due trend divergenti: un calo marcato dei mercati extra-Ue bilanciato da una crescita di oltre due punti percentuali in Europa.

Non grazie alla Germania tuttavia, ancora alle prese con una calo a doppia cifra della produzione di auto, con importazioni dall’Italia in riduzione del 2,5% nel mese e un avanti adagio (+0,7%) nell’intero trimestre.

Così come accaduto a febbraio, a marzo la star assoluta è Londra, responsabile di una crescita del 23%. Nessun dubbio che si tratti dell’effetto indotto dello stallo delle trattative su Brexit, che proprio a marzo ha spinto ai massimi livelli l’incertezza. Il profilarsi di un no-deal ha così spinto le aziende a fare incetta di scorte, riempiendo i magazzini per tamponare eventuali blocchi alle frontiere o per compensare almeno temporaneamente l’eventuale impennata dei dazi.

Solo dal Regno Unito a marzo arrivano per le nostre aziende 450 milioni di vendite in più, grazie in particolare ad un balzo del 32% delle autovetture e dell’abbigliamento e ad un raddoppio dei volumi nella farmaceutica, dove si arriva in solo mese a 200 milioni di vendite.

Così, solo dal Regno Unito arriva una spinta al nostro export del mese di poco più di un punto percentuale: senza Londra saremmo finiti in rosso.

E in generale, tra i settori che contribuiscono positivamente alla variazione tendenziale dell’export nel mese, si segnalano proprio gli articoli farmaceutici, (+17,2%), oltre agli articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+9,2%) e ai metalli di base e prodotti in metallo (+4,0%).

Flettono su base annua i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (-15,4%), i prodotti petroliferi raffinati (-13,6%), i macchinari e apparecchi n.c.a. (-1,7%) e gli autoveicoli (-5,4%).

Allargando lo sguardo al primo trimestre 2019, l’aumento su base annua dell’export (+2,0%) è determinato principalmente dalle vendite di prodotti tessili e dell’abbigliamento, pelli e accessori (+6,1%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+4,3%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+6,3%) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+15,3%).
Si stima che il surplus commerciale aumenti di 100 milioni di euro (da +4.525 milioni a marzo 2018 a +4.625 milioni a marzo 2019).

Nel primo trimestre dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 8.189 milioni (+18.327 milioni al netto dei prodotti energetici).

Luca Orlando, Il Sole 24 Ore

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