Spotify, 100 milioni di utenti paganti

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Spotify ha superato i 100 milioni di abbonati paganti nel mondo. Una pietra miliare, come la definisce la lettera agli azionisti con i risultati del primo trimestre dell’anno, anche se non ancora sufficiente a far raggiungere al servizio di streaming musicale il pareggio di bilancio. Il rosso dei tre mesi è infatti a 142 milioni di euro, sebbene in calo rispetto ai 169 milioni di un anno prima.

Il traguardo dei 100 milioni di utenti premium è arrivato anche grazie ai 2 milioni di nuovi abbonati provenienti dall’India, paese nel quale la società guidata da Daniel Ek è entrata a febbraio. Ma al di là di questo, gli utenti stanno crescendo soprattutto grazie alla sfilza di promozioni che Spotify sta facendo, soprattutto negli Usa. Per esempio Google Home Mini in omaggio agli abbonati al piano famiglia, una promozione lanciata a marzo anche nel Regno Unito e in Francia. Poi c’è l’offerta di Hulu: l’abbonamento a Spotify più quello al servizio di video streaming a 12,99 euro, prezzo ulteriormente sceso a 9,99 euro nel primo trimestre di quest’anno. Ancora, è stata estesa la partnership con Samsung: non solo l’app di Spotify è precaricata sui telefoni del marchio coreano, ma ora chi acquista un modello S10 ottiene 6 mesi di abbonamento premium.

Le promozioni, insomma, insieme con i piani famiglia e studenti, stanno spingendo i numeri di Spotify e la società parla di tasso di abbandono nella norma da parte degli utenti a fine offerta. Oltre agli abbonati premium, Spotify ha poi 123 milioni di utenti della versione free, quella con la pubblicità. Questa fonte di ricavi, però, resta piuttosto contenuta. Mentre i ricavi da abbonamento nel primo trimestre dell’anno sono a quota 1,38 miliardi di euro in crescita del 34%, quelli pubblicitari sebbene in aumento del 24% si fermano a 126 milioni.

Per incrementare la raccolta e quindi i ricavi, Spotify sta investendo parecchio sui podcast, che costano relativamente poco rispetto alla musica e consentono di lavorare in modi diversi con gli inserzionisti. Dopo aver acquisito a febbraio Gimlet Media e Anchor Fm per 308 milioni di euro, due società attive in quest’ambito, a marzo ha acquisito anche Parcast per 50 milioni, altro studio di produzione di podcast. «Ci aspettiamo che i ricavi dai podcast accelerino nel 2019», si legge nella lettera agli azionisti. «Nel tempo la nostra ambizione è sviluppare una soluzione pubblicitaria più robusta per i podcast che ci consentirà di offrire il tipo di targeting, misurazione e capacità di reporting che abbiamo per l’offerta supportata dalla pubblicità».

Legato a questo è lo sforzo per affermarsi anche negli smartspeaker: «Crediamo che gli altoparlanti vocali siano un’area di crescita critica, in particolare per la musica e per i podcast, e abbiamo intenzione di continuare a cercare opportunità per espanderci in quell’area».

Andrea Secchi, ItaliaOggi

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