Terroni caput mundi / Calabrò, quando la magistratura è poesia

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Scrittore e giurista, i due volti di un eccellente servitore dello Stato

CORRADO CALABRÒ, DOPPIA INFINITÀ
(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Poeta e giurista di straordinario successo. Come giurista, è stato capo di gabinetto di un’infinità (26) di ministri della cosiddetta Prima Repubblica, e infine per sette anni presidente dell’Agcom, con un lusinghiero (e insolito) primato: nella cinquantennale serie di incarichi governativi, non è mai stato sfiorato da maliziosi pettegolezzi e sospetti, neanche un semplice avviso di garanzia… così come dovrebbe essere per tutti i servitori dello Stato. E come poeta e scrittore, un’altra infinità di successi: in questo caso, di pubblicazioni, premi, riconoscimenti in vari Paesi del mondo.

DA REGGIO CALABRIA ALL’ASTEROIDE
Calabrò, nato a Reggio Calabria, 84 anni, è il grande artista italiano che ha rigenerato la poesia contemporanea aprendola, come in un sogno, alla scienza. Il suo poema Roaming racconta di un grosso asteroide che colpisce la Luna facendo sobbalzare la Terra. Bene! Erano 2000 anni, da Lucrezio in poi, che la fisica (l’astrofisica) non formava oggetto di poesia. E ora l’Unione Astronomica Internazionale, su proposta dell’Accademia delle Scienze di Kiev, ha deliberato di dare il nome di Corrado Calabrò all’ultimo asteroide scoperto.

IN TRENO, CON L’AMICO DE ROBERTO…
Per molti anni, racconta Calabrò, ho tenuto nascosto che il giurista e il poeta erano la stessa persona (o, per lo meno, uno il doppio dell’altro) perché temevo che si dicesse “come magistrato è un buon poeta, come poeta è un buon magistrato”. Una volta stavo andando in treno a Palermo insieme al collega Alberto De Roberto, col quale facevo parte del Consiglio di giustizia amministrativa. Il treno correva lungo la costa calabra, in una giornata di limpidezza adamantina. Il mare balenava di lampi d’azzurro. De Roberto, che aveva in mano un libro (Vuoto d’aria), “Guarda” mi disse “come questo mare si riflette in queste poesie e come queste poesie rispecchiano questo mare”. Poi notò il nome dell’autore, Corrado Calabrò. “Si chiama come te; lo conosci?” mi chiese.  “No” risposi “ma conosco le poesie. Sono bellissime!” L’ultimo premio al giurista poeta è stato “Ritratti in ternazionali “, il 15 febbraio scorso dalla Fondazione Terzo Pilastro. Il prossimo impegno? Martedì a Milano presenterà Quinta dimensione, un bouquet che raccoglie il meglio delle sue poesie negli ultimi cinquant’anni.

500MILA CALABRESI A ROMA
La comunità calabrese a Roma è vastissima, più o meno cinquecentomila vivono nella Capitale. Circa il 16 percento della popolazione romana, dunque, è composta da calabresi: studenti, lavoratori o di ‘seconda e terza generazione’ che si sono stabili dopo che i padri o i nonni erano migrati a Roma. Nella comunità si ritrovano tanti personaggi che hanno saputo affermarsi ed hanno raggiunto traguardi ambiziosi e prestigiosi. Nel mondo del giornalismo tra professionisti e pubblicisti calabresi emergono: l’ex Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, nato ad Amendolara (CS), nota firma del Corriere della Sera. Maria Latella, giornalista di punta di Sky, lo era il compianto Luciano Rispoli, conduttore per tutta la sua vita di programmi importanti in Rai e in altre emittenti. Enzo Iacopino, presidente dell’associazione giornalisti parlamentari. Nel mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo, in passato ci sono stati nomi celebri come Walter Pedullà, ex Presidente Rai, compianto come Oreste Lionello e il patron di Miss Italia, Enzo Mirigliani. E tanti altri, come Fulvio Lucisano, grande produttore cinematografico, e Ninetto Davoli, l’attore lanciato e valorizzato da Pier Paolo Pasolini.

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