Airbnb firma la pace fiscale con la Danimarca e gira al fisco i nomi di chi affitta la casa

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Airbnb firma la prima “pace fiscale” con una nazione. La società americana ha raggiunto un’intesa quadro con la Danimarca in base alla quale comunicherà all’erario dal prossimo luglio i nomi delle persone che offrono in affitto i loro appartamenti sulla piattaforma in cambio di alcune agevolazioni fiscali a loro vantaggio: Il governo di Copenhagen autorizzerà la locazione della prima casa per un massimo di 70 giorni l’anno (limite che può essere alzato a 100 dagli enti locali) rispetto al tetto di 30 giorni previsto per chi affitta privatamente senza condividere i suoi dati. Le seconde case e le singole stanze private potranno essere offerte per tutto l’anno. I proventi di questa attività – se fatta attraverso piattaforme che condividono i dati anagrafici con lo stato – saranno esentasse fino alle 28mila corone (3.800 euro) per l’abitazione principale e 40mila (6mila euro) per la seconda, rispetto agli 11mila (1.430 euro) per l’attività privata.

“E’ un’iniziativa pilota che speriamo di poter replicare con altri governi – ha detto il responsabile nord Europa di Airbnb Hadi Moussa – Noi vogliamo essere partner leali delle comunità e intese come questa consentono al privato cittadino di sfruttare i suoi beni, ai turisti di visitare la Danimarca e allo stato di beneficiare economicamente di queste attività”. Altrove, in effetti, Airbnb è stata costretta per legge a condividere i nomi dei proprietari di casa: la Spagna ha obbligato per legge le piattaforme di home-sharing a condividere i dati dei clienti dal primo gennaio di quest’anno. E gli stessi affittuari sono tenuti a loro volta a comunicare i ricavi in via digitale al fisco. In Estonia invece i proprietari di casa hanno a disposizione (su base volontaria) sul sito di Airbnb uno strumento per la dichiarazione immediata dei guadagni. In Francia infine il gruppo statunitense ha accettato – come fa anche a Firenze e Milano – di raccogliere le tasse di soggiorno locali per 23mila comuni, per un totale di 24 milioni di euro nel 2018.

Ettore Livini, Repubblica.it

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