Papa Francesco in Campidoglio: “Favorire rinascita morale di Roma”

papa francesco
Share

papa francescoLa prospettiva dal balcone dello studio del sindaco è unica al mondo, davanti a papa Francesco e Virginia Raggi si apre lo spettacolo del Fori romani. Ma cosa c’è dietro tanta bellezza e grandezza? «Roma, lungo i suoi quasi 2.800 anni di storia, ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni e persone provenienti da ogni parte del mondo, appartenenti alle più varie categorie sociali ed economiche, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità. Piuttosto ha prestato a ciascuna di esse quel terreno fertile, quell’humus adatto a far emergere il meglio di ognuna e a dar forma – nel reciproco dialogo – a nuove identità». Il pontefice parla nell’aula Giulio Cesare, la sala consiliare del Campidoglio, ed invita i consiglieri che rappresentano l’Urbe ad affrontare la «sfida epocale» dell’accoglienza e dell’integrazione e dell’attenzione ai più poveri, alle persone che «si trovano ai margini, quasi scartate e dimenticate o che sperimentano la sofferenza della malattia, dell’abbandono o della solitudine». Questo è il compito della città: «Roma si mantenga all’altezza dei suoi compiti e della sua storia e sappia, anche nelle mutate circostanze odierne, essere faro di civiltà e maestra di accoglienza; non perda la saggezza che si manifesta nella capacità di integrare e far sentire ciascuno partecipe a pieno titolo di un destino comune». Perché «Roma esige e merita la fattiva, saggia, generosa collaborazione di tutti; merita che tanto i privati cittadini come le forze sociali e le pubbliche istituzioni, la Chiesa Cattolica e le altre Comunità religiose, tutti si pongano al servizio del bene della città e delle persone che la abitano, specialmente di quelle che per qualsiasi ragione si trovano ai margini, quasi scartate e dimenticate o che sperimentano la sofferenza della malattia, dell’abbandono o della solitudine».

«Roma, città ospitale»

Nel suo saluto, la sindaca Virginia Raggi parla di Roma come «città aperta, del multilateralismo e del multiculturalismo». Francesco cita il convegno di 45 anni fa sui «mali di Roma», convocato nel 1974 dall’allora cardinale Vicario Poletti: «Esso si impegnò a tradurre in pratica le indicazioni del Concilio Vaticano II e consentì di affrontare con maggiore consapevolezza le reali condizioni delle periferie urbane, dove erano giunte masse di immigrati provenienti da altre parti d’Italia», spiega. «Oggi quelle e altre periferie hanno visto l’arrivo, da tanti Paesi, di numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa». Per questo «Roma, città ospitale, è chiamata ad affrontare questa sfida epocale nel solco della sua nobile storia, ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita», sillaba Bergoglio: «Roma, fecondata dal sangue dei martiri, sappia trarre dalla sua cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili. Questi potrebbero far fiorire la città, affratellare e creare occasioni di sviluppo, tanto civico e culturale, quanto economico e sociale».

«La Santa Sede desidera collaborare per il bene della Città»

Del resto, ricorda il pontefice, «Roma è la patria di una originale concezione del diritto, modellata sulla sapienza pratica del suo popolo e attraverso la quale ha irraggiato il mondo con i suoi principi e le sue istituzioni. È la città che ha riconosciuto il valore e la bellezza della filosofia, dell’arte e in genere della cultura prodotta dall’Ellade antica e l’ha accolta e integrata al punto che la civiltà che ne è scaturita è stata giustamente definita greco-romana. Al tempo stesso, per una coincidenza che è difficile non chiamare disegno, qui hanno coronato col martirio la loro missione i santi Apostoli Pietro e Paolo, e il loro sangue, unito a quello di tanti altri testimoni, si è trasformato in seme di nuove generazioni di cristiani». Di qui l’appello finale di Francesco: «Non si temano la bontà e la carità! Esse sono creative e generano una società pacifica, capace di moltiplicare le forze, di affrontare i problemi con serietà e con meno ansia, con maggiore dignità e rispetto per ciascuno e di aprirsi a nuove occasioni di sviluppo». La Santa Sede, per parte sua, «desidera collaborare sempre più e meglio per il bene della Città, al servizio di tutti, specialmente dei più poveri e svantaggiati, per la cultura dell’incontro e per un’ecologia integrale». Il Papa conclude il suo discorso con una preghiera: «Signora Sindaca, cari amici, al termine di questo mio intervento, voglio affidare alla protezione di Maria Salus Populi Romani e dei santi Patroni Pietro e Paolo ognuno di voi, il vostro lavoro e i propositi di bene che vi animano. Possiate essere concordi al servizio di questa amata Città, nella quale il Signore mi ha chiamato a svolgere il ministero episcopale. Su ciascuno di voi invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni divine e per tutti assicuro un ricordo nella preghiera. Grazie per la vostra accoglienza…E pregate per me: se qualcuno non prega, almeno pensatemi bene!».

«Prendetevi cura l’uno dell’altro»

Fuori dal Campidoglio, Francesco ha salutato la gente in attesa sotto la pioggia: «La Chiesa che è a Roma, secondo la nota espressione di Sant’Ignazio di Antiochia, “presiede alla carità”. Pertanto è compito del suo vescovo, il Papa, ma anche di tutti i cristiani di Roma, di operare concretamente per mantenere il volto di questa Chiesa sempre luminoso, riflettendo la luce di Cristo che rinnova i cuori. Nel cuore del Papa trovano posto anche coloro che non condividono la nostra fede: per tutti è la mia vicinanza spirituale, e il mio incoraggiamento ad essere ogni giorno “artigiani” di fraternità e di solidarietà». Quindi ha aggiunto: «Come tanta gente in tutto il mondo, anche voi, cittadini di Roma, siete preoccupati del benessere e dell’educazione dei vostri figli; vi sta a cuore il futuro del pianeta, e il tipo di mondo che lasceremo alle generazioni future. Ma oggi, e ogni giorno, vorrei chiedere a ciascuno di voi, secondo le proprie capacità, di prendervi cura l’uno dell’altro, di stare vicini gli uni agli altri, di rispettarvi a vicenda. Così incarnate in voi stessi i valori più belli di questa Città: una comunità unita, che vive in armonia, che agisce non solo per la giustizia, ma in uno spirito di giustizia».

Gian Guido Vecchi, Corriere.it

Share
Share