Design del benessere: l’uomo al centro del progetto

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Dalla testata del letto smart al termostato che fa risparmiare e insegna come essere sostenibili: il design può apportare benefici al benessere di noi tutti

Molti degli oggetti che popolano la nostra vita passano spesso inosservati, dati per scontati. Eppure, aldilà della loro utilità prettamente pratica, talvolta hanno effetti sorprendenti anche sul nostro benessere. Con la Milano Design Week alle porte, abbiamo ragionato con un’esperta del settore su quanto design possa essere sinonimo di salute e benessere.

Quando si accarezza questo argomento, si pensa immediatamente all’ergonomia, ma in realtà il discorso è molto più ampio; già, perché «il design è in grado di influenzare i comportamenti delle persone» spiega Alessandra Rinaldi, coordinatrice scientifica del Laboratorio di Ergonomia e Design dell’Università di Firenze. «Oggi l’obbiettivo del design è quello di mettere l’uomo e il suo ambiente al centro. Per questo motivo i designer devono essere in grado di prevedere i bisogni degli utenti».

Non è più quindi il prodotto in sé a essere il centro di tutto; no, oggi si parla per l’appunto di human-centered design. Una sorta di umanesimo della progettazione che identifica noi tutti, gli utenti, come l’aspetto più significativo.

In Italia quando si parla di design la mente corre subito alla progettazione di un prodotto. Ma attenzione perché non c’è solo questo: il design può riguardare un servizio, un processo e anche le arti visive (in Italia abbiamo anche un festival di livello dedicato all’argomento: i Torino Graphic Days organizzati dal Print Club). E anche rimanendo nell’àmbito dei prodotti, tendiamo a considerare spesso un aspetto soltanto: quello estetico. «L’estetica è un aspetto infinitesimale delle considerazioni di chi progetta un nuovo prodotto o un servizio. Certo è che il design italiano è famoso nel mondo anche per l’aspetto estetico e l’elevata capacità manifatturiera delle aziende».

Ma gli oggetti di cui ci circondiamo non devono essere solo belli. E la missione dello human centered design è quella di aumentare il benessere, la salute, e la soddisfazione degli utenti. Sì perché lo abbiamo visto tutti: se, per dire, un materasso innovativo ci fa dormire come pascià, gli siamo in qualche modo grati. E come passo successivo iniziamo a consigliarlo caldamente a chiunque.

La progettazione di oggetti che cambiano in meglio le nostre vite trova oggi nella tecnologia digitale un valido alleato. «Ci occupiamo dei bisogni delle persone, fra cui quelli fisici e cognitivi. La tecnologia ormai entra ovunque. Molti oggetti che non sono nati per essere intelligenti, lo sono diventati; ora fanno delle cose grazie magari a un piccolo chip».

Un esempio pratico: una testata per il letto intelligente. Ecco, questo prodotto semplice e in passato inerme, ora prende in qualche modo vita. Comprende quindi un sistema di illuminazione che si autoregola in base a ciò che si fa nel letto, che sia guardare la tv oppure leggere. È in grado di misurare la quantità e la qualità del sonno. E infine, se rivestita con un tessuto ipertecnologico, è «in grado di trasmettere il suono, permettendo di ascoltare una musica soft emessa direttamente dal letto».

Ma il design del benessere guarda con attenzione anche all’invecchiamento della popolazione. Ce lo ripetono in continuazione: saremo una società con una quota di anziani sempre maggiore. Molto bene, e allora che si fa? Si può pensare, ad esempio, a oggetti che permettano di mettere in atto il cosiddetto invecchiamento attivo.

Proprio grazie al design alcuni oggetti cambiano dimensione e arrivano in posti prima impensabili. Possono così aumentare il benessere fisico proprio degli anziani. «Con Technogym abbiamo ideato il concept di un piccolo tapis roulant arrotolabile. Si può srotolare in casa e ci si cammina». E questo senza la necessità di vivere a Buckingham Palace, ecco. Anche perché «le case stanno diventando sempre più piccole anche da noi e non solo in Oriente» conclude Rinaldi.

Il design può inoltre permettere di continuare ad avere un rapporto con la quotidianità anche in situazioni particolari, come quelle che vivono i pazienti ospedalieri. A questo proposito è senza dubbio ammirevole il progetto In gioco per la pediatria della Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano. Gli studenti del corso triennale in design hanno co-progettato con i pazienti dell’area pediatrica dell’ASST Gaetano Pini-CTO soluzioni che permettono ai bambini di continuare a giocare anche durante il ricovero. «Tra i progetti più interessanti, un cannocchiale stampato in 3D per le storie della buonanotte per i bambini immobilizzati a letto e una scatola delle lettere per promuovere la socialità tra i pazienti delle varie stanze» racconta il professore Alessandro Garlandini della NABA.

E nello stesso solco si iscrive il nuovissimo corso di Alta Formazione Design for the Common Good. Organizzato da Dynamo Camp in collaborazione con il Poli.design di Milano, intende fornire gli strumenti per imparare a progettare sempre con la persona al centro. E il tutto all’insegna costante dell’accessibilità e dell’inclusività.

Michele Razzetti, Vanity Fair

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