La Svezia scommette su Impresa 4.0 e Agenda digitale

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La Svezia tecnologicamente più avanzata fa rotta sull’Italia per sfruttare le potenzialità di investimento e collaborazione offerte dall’Agenda digitale e da Impresa 4.0 (già Industria 4.0), il piano nazionale per promuovere innovazione e digitalizzazione delle aziende italiane. Questo il senso della missione in Italia di Business Sweden, l’agenzia per la promozione del commercio e gli investimenti, in cui un team guidato dalla chief economist Lena Sellgren ha incontrato rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico ed economico italiano (Governo, Banca d’Italia, Confindustria).

«Il primo passo per noi – spiega Lena Sellgren – è acquisire una conoscenza più approfondita dell’economia italiana: come vengono valutati i rischi, ad esempio l’alto debito? quanto tempo ci vorrà per le riforme strutturali? Il focus successivo è sui settori nei quali vediamo maggiori opportunità e la manifattura avanzata è ovviamente molto importante, essendo l’Italia uno dei maggiori Paesi manifatturieri. In questo momento – continua la capo economista – siamo molto concentrati sulla digitalizzazione e la svolta tecnologica globale – intelligenza artificiale, robotica, stampa 3D – e su tutti gli ambiti, dall’industria ai servizi fino alla pubblica amministrazione, in cui il futuro ha a che fare con innovazione e sostenibilità: infrastrutture, trasporti, smart city». Particolare interesse c’è ovviamente per il piano Impresa 4.0 e si guarda con attenzione a un settore tra i più avanzati e in espansione in Italia come farmaceutica e medicale.

Anche Martin Skoogh, consigliere Affari commerciali dell’Ambasciata di Svezia, conferma il focus della missione:  «Molte delle opportunità che cogliamo sono legate alla digitalizzazione: imprese digital e fintech, incontro tra industria e ICT».

Ma che tipo di collaborazione può essere instaurato tra imprese svedesi e italiane? Innanzi tutto una cooperazione che nasce da quello che Lena Sellgren definisce il «vantaggio comparativo» della Svezia, ai primi posti delle classifiche internazionali quanto a digitalizzazione della società e delle imprese, laddove invece il nostro Paese deve colmare un significativo gap in questo senso. Ma per la capo economista di Business Sweden lo scambio di know-how non è a senso unico: «Possiamo imparare gli uni dagli altri, anche in Italia c’è un potenziale significativo». «Nel vostro Paese c’è un gap – le fa eco Maria Dahlberg, consulente dell’Ufficio commerciale dell’Ambasciata di Svezia – ma ci sono anche molte cose in ballo, per esempio la tecnologia 5G».

A spiegare con esempi concreti quanto già si è fatto e si sta facendo è Ulrika Hoonk, project manager di Business Sweden: «Il mio principale impegno – spiega – si colloca nell’ambito dell’agenda italiana per la digitalizzazione. Lavoriamo molto con imprese svedesi che si stabiliscono in Italia, ma ospitiamo anche aziende italiane come Open Fiber che visitano per esempio la Svezia per capire come noi procediamo nell’installazione della fibra ottica. L’anno scorso con Open Fiber abbiamo firmato un memorandum di intesa». Memorandum che è stato il primo passo per avviare una partnership industriale strategica.

Digitale dunque al centro della missione di Business Sweden che però aveva anche l’obiettivo più generale di rinsaldare i rapporti commerciali tra i due Paesi. Oggi l’Italia è al 12° posto tra i partner commerciali della Svezia per le esportazioni e all’11° per le importazioni, ma il trend è positivo. «Gli scambi negli ultimi anni sono cresciuti – sottolinea ancora Lena Sellgren – ora circa il 3% del nostro export è diretto in Italia e anche l’import può aumentare. Soprattutto per ciò che concerne il settore manifatturiero e i prodotti di qualità elevata di cui abbiamo vicendevolmente bisogno» .

Per le imprese italiane che invece considerassero investimenti in Svezia i fattori di attrattività non mancano e l’elenco snocciolato dal team di Business Sweden parla chiaro: stabilità politica (nonostante le recenti difficoltà a formare un governo), conti pubblici sani (debito inferiore al 40%), infrastrutture fisiche e digitali all’avanguardia, collaborazione tra università, impresa e istituzioni politiche. Qualche timore ha suscitato il recente calo della domanda interna, a fronte di un export che potrebbe prima poi subire i contraccolpi di crisi internazionali come la guerra commerciale Usa-Cina, ma le prospettive appaiono buone, con una ripresa dei consumi e degli investimenti.

Michele Pignatelli, Il Sole 24 Ore

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