La sfida dei discount si è spostata in Italia

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Si è spostata sul suolo italiano la concorrenza tra i due maggiori colossi tedeschi dei discount, Lidl e Aldi. Ancora non siamo ai livelli della guerra scoppiata in Usa – nel North Carolina dove Aldi ha denunciato Lidl perché un suo ex dirigente avrebbe svelato la mappa delle future aperture, ma poco ci manca. Per ora la battaglia è solo commerciale: negli ultimi 12 mesi Aldi, nuovo player in Italia, ha aperto 50 nuovi discount, soprattutto al Nord. Lidl ha risposto mettendo sul piatto 350 milioni di euro per 40 nuove aperture entro il 2019 (in aggiunta alle 12 dell’anno passato). Più sotto traccia, l’altro gruppo di origine tedesca Penny Market (che vede una partecipazione in Italia di Esselunga) con 11 nuove location.
Insomma il calo dei consumi non spaventa la grande distribuzione organizzata. «Dal 2007 al 2018 valuta Paolo Zabeo, analista della Cgia di Mestre – il valore delle vendite al dettaglio nell’artigianato e nei piccoli negozi di vicinato è crollato del 14,5%; nella grande distribuzione, invece, è aumentato del 6,5». Trend confermato nel 2018: perdita dell’1,3 % nei piccoli negozi, incremento dello 0,9 % in supermercati, discount e grandi magazzini. Che il discount sia il canale più dinamico nel retail lo certifica la fotografia del settore fatta da Nielsen nei giorni scorsi. Ai tedeschi che guardano all’Italia come terra di conquista, rispondono comunque i marchi italiani.

GLI ITALIANI
Dopo Aldi i più attivi nel 2018 sono stati i veneti di iN’s (39 nuovi punti vendita) e il gruppo MD con 38 aperture. Patrizio Podini, altoatesino, presidente e fondatore 25 anni fa della catena che fattura 2,5 miliardi, annuncerà a breve un investimento di 80 milioni di euro per la realizzazione del nuovo polo logistico di Cortenuova in provincia di Bergamo. Podini prevede anche l’apertura di 45 nuovi discount ogni anno nei prossimi 3 anni, che lo porteranno così a tallonare da vicino il leader italiano del settore Eurospin (circa mille negozi in Italia e Slovenia di proprietà di quattro famiglie del Triveneto) che nel 2018 ha aperto solo 34 nuovi discount. Siamo insomma nell’epoca della discount disruption, per usare un’espressione del retailer director di Nielsen Italia Romolo De Camillis. «Questo spiega è un canale ancora giovane, ma che costituisce la più profonda frattura del modello distributivo».
I primi ad aver subito l’invasione dei nuovi discount sono stati i nomi forti della grande distribuzione organizzata. Secondo Nielsen nelle zone in cui sono stati aperti nuovi discount, gli ipermercati nel periodo settembre-dicembre 2018 hanno registrato una flessione del 3%, seguiti dagli altri discount limitrofi (-1,8%) e a stretto giro dai supermercati (-1,4%).

GLI SCAFFALI
La quota di mercato dei discount tocca oggi il 18,1% (quasi 5 punti più di 5 anni fa) con i supermercati tutto considerato stabili appena sopra il 50% e gli iper in calo al 12,6%. Il giro d’affari complessivo del settore vale 102,4 miliardi di euro. Secondo Nielsen a trainare la crescita dei discount sono stati i reparti del fresco, ortofrutta in particolare. Quindi non più solo prodotti confezionati e spesso di scarsa qualità com’era all’origine. Nel 2018 sono state 18,4 milioni le famiglie che hanno fatto la spesa nei discount, attratti sicuramente anche dalla massiccia dose di pubblicità del settore: + 39,5% sul 2017 contro il più misero aumento del 4,7% degli investimenti in comunicazione fatti dalla Gdo. A fronte di quella che viene definitiva la supermaketizzazione dei discount, la grande distribuzione non sta comunque a guardare. Tant’è che in settimana non sono cessate, nonostante le smentite, le voci di un interessamento da parte di Conad, affiancato dal finanziere Raffaele Mincione, per i piccoli punti vendite dalla rete Simply-Sma che fa capo al gruppo francese Auchan, che terrebbe soltanto i 46 ipermercati di proprietà.

Carlo Ottaviano, Il Messaggero

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