Paradisi fiscali, anche gli Emirati Arabi Uniti nella nuova black list Ue

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Dopo un tira e molla dell’ultimo minuto, i Ventotto hanno approvato oggi a Bruxelles un sofferto aggiornamento della lista dei paradisi fiscali, ossia dei paesi con i quali rapporti finanziari saranno soggetti a particolare controllo da parte delle autorità comunitarie e nazionali. L’Italia ha tolto l’iniziale riserva contro la presenza nell’elenco degli Emirati Arabi Uniti, un paese che tra le altre cose è stato di recente azionista di Alitalia attraverso Etihad.

Nata nel dicembre 2017, la nuova lista comprende ora 15 giurisdizioni, 10 aggiunte oggi e altri cinque già esistenti. I nuovi paesi nell’elenco messo a punto dalla Commissione europea e approvata dai Ventotto sono Aruba, il Belize, Barbados le isole Bermuda, Dominica, le isole Fiji, le isole Marshall, il sultanato di Oman, le isole Vanuatu e gli Emirati Arabi Uniti. Questi si aggiungono alle Samoa americane, Samoa, Guam, le isole Vergini americane e Trinidad & Tobago.

In un primo tempo, l’Italia e l’Estonia hanno posto una riserva sulla presenza degli Emirati Arabi Uniti nell’elenco, convinti che il paese stesse facendo abbastanza per garantire trasparenza fiscale. Parlando questa mattina prima della riunione ministeriale e dando nei fatti il via libera italiano, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha spiegato che la prossima approvazione di una serie di misure da parte del paese comporterà in ultima analisi una sua prossima uscita dalla lista.

Insomma, il governo Conte ha dato il suo benestare, ritenendo solo temporanea la presenza nell’elenco degli Emirati Arabi Uniti. In campo fiscale, le deicsioni comunitarie devono essere prese all’unanimità dei paesi membri. E’ da presumere che l’Italia voglia preservare i suoi rapporti con un paese con cui ha profondi legami. Etihad è stato per alcuni anni azionista di Alitalia, mentre l’ENI ha appena rilevato una raffineria nel paese con un investimento di 3,3 miliardi di dollari.

Istituzioni finanziarie nei paesi inseriti nell’elenco non possono ricevere denaro comunitario nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo sostenibile e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI). Schemi fiscali che coinvolgono questi paesi dovranno essere denunciati alle autorità. Solo gli investimenti diretti in queste giuridiszioni (ossia il finanziamento di progetti sul campo) sono consentiti, allo scopo di preservare gli obiettivi di sviluppo e sostenibilità.
Altri paesi sono su una lista cosiddetta grigia, perché si sono impegnati a modificare la loro legislazione nazionale.

L’approvazione di oggi giunge dopo che la settimana scorsa i Ventotto hanno bocciato un altro elenco preparato dalla Commissione europea, questa volta comprendente le giuridiszioni che non collaborano a livello internazionale contro il riciclaggio di denaro sporco. Una netta maggioranza di paesi si è opposta alla presenza nella lista dell’Arabia Saudita.

Beda Romano, Il Sole 24 Ore

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